FOTO DI STABIA

sabato 21 gennaio 2012

Assunti con le dimissioni firmate Così ti ricatto i lavoratori

Prima arriva la promessa e poi l'inganno. Prima il contratto a tempo indeterminato e, pochi minuti dopo, la lettera di licenziamento. Si può essere "dimissionati" per decine di pretesti, ma i motivi più frequenti sono la nascita di un figlio, una malattia, l'età, i rapporti con il sindacato. Una prassi illegale che coinvolge in percentuale il 60% delle lavoratrici donne e il 40% dei lavoratori. Non riguarda solo la manodopera operaia, tessile e artigiana, ma si estende anche al personale impiegatizio di piccole e medie aziende.





Accade nei cantieri, nei negozi, nei centri commerciali, nelle botteghe artigiane, nelle imprese. Tra le ricamatrici di abiti da sposa  come tra gli operai delle officine metalmeccaniche. Nelle aziende in crisi ma anche in quelle sane. Dove ci sono 10 dipendenti, ma anche 50. Al Sud e al Nord. Si chiamano "dimissioni in bianco" e  sono una delle piaghe più sommerse e invisibili del mercato del lavoro in Italia, la clausola nascosta del 15% dei contratti a tempo indeterminato, un ricatto che colpisce due milioni di dipendenti, in gran parte donne.

Ricorda Fabrizio B., meccanico specializzato di 34 anni, oggi a contratto in una grande acciaieria umbra: "Con un'unica penna ho firmato la mia assunzione e le mie dimissioni, la speranza e la condanna, sapevo che era un ricatto, sapevo che era illegale, ma avevo due figlie piccole, un mutuo, e il bisogno, disperato, di uno stipendio. Era il 2003: cinque anni dopo, quando mi sono opposto a turni di lavoro disumani, il mio principale dopo mesi di mobbing ha tirato fuori la lettera e ci ha messo la data. Sono stato cacciato, ma in realtà risultavo "dimesso". E dunque senza possibilità di oppormi, di avere né disoccupazione né altro... Ho impiegato anni per riprendermi, il mio matrimonio è fallito, ho rischiato di perdere la casa. E oggi ancora ne porto i segni".

Si annida dappertutto il fenomeno delle dimissioni in bianco,  rappresenta oltre il 10% di tutte le controversie di lavoro dei patronati Acli, il 5% delle vertenze degli uffici Cisl, spunta come una gramigna cattiva da ogni interstizio produttivo,  tra le commesse dei negozi di lusso come tra gli impiegati delle agenzie di servizi, nell'edilizia senza regole che cementifica le nuove periferie, ma anche nelle botteghe artigiane  dell'orgoglio made in Italy.

E nell'80% dei casi resta un reato impunito e taciuto. Ma che cosa è questa prassi illegale che coinvolge in percentuale il 60% delle lavoratrici donne e il 40% dei lavoratori maschi, la manodopera operaia, tessile e artigiana, ma si estende anche e con una percentuale del 25% , al personale impiegatizio di piccole e medie aziende? Come si fa a ricattare così un lavoratore, ma soprattutto una lavoratrice, (le donne spesso vengono "dimissionate" non appena tornano dalla maternità) con una distorsione delle regole tanto evidente che il ministro del Lavoro Fornero, su pressione di  diversi gruppi di donne, ha annunciato a breve un provvedimento per rendere impossibili le dimissioni in bianco?

La promessa e l'inganno "In pratica - spiega Pasquale De Dilectis, direttore provinciale del patronato Acli di Napoli  -  al momento dell'assunzione le aziende fanno firmare al lavoratore un foglio completamente in bianco, o magari una pagina già compilata ma senza una data, in cui il neo dipendente presenta le proprie dimissioni. Questa lettera viene custodita dal titolare che così può decidere, in ogni momento, di mandare via quell'operaio, quella commessa, o magari quell'impiegato, senza doverlo licenziare, e dunque scaricando se stesso da qualunque responsabilità e mettendosi al riparo da cause e contenziosi...". Perché è difficilissimo, una volta firmata una lettera autografa, dimostrare che si è stati costretti a quel gesto, e spesso patronati e sindacati non possono fare altro che "raccogliere" la storia di quell'uomo o quella donna ricattati e beffati da padroni senza scrupoli.

E si può essere "dimissionati" per decine di pretesti, ma i motivi più frequenti sono la nascita di un figlio, una malattia, l'età, i rapporti con il sindacato. O semplicemente, anzi cinicamente, raccontano ancora alle Acli,  "lo scadere dei benefici della legge 407 del 1990, che permette ai datori di lavoro che assumono a tempo indeterminato di non pagare per 3 anni i contributi al  neo-dipendente che viene coperto direttamente dall'Inps". Passati quei mille giorni la lettera salta fuori, e il lavoratore diventa carta straccia, avanti il prossimo per poter "rubare" i benefici di legge.

 



giovedì 19 gennaio 2012

Ammortizzatori sociali in deroga, approvate le linee guida 2012


Il tavolo istituzionale di concertazione presieduto dall'assessore al Lavoro e alla Formazione Professionale Severino Nappi ha approvato le linee guida per l'accesso agli ammortizzatori sociali in deroga per l'anno 2012 (cassa integrazione guadagni - mobilità - disoccupazione speciale).
La decisione odierna consentirà, già dalle prossime settimane, di accompagnare lavoratori ed imprese in crisi della Campania nel percorso verso il recupero produttivo.
Accanto alle politiche di sostegno al reddito è stata data ulteriore rilevanza alle politiche attive, incentivando il ricorso ai percorsi di riqualificazione e di formazione dei lavoratori.
In relazione al recente innalzamento dell'età pensionabile disposto dal governo nazionale, si è prevista altresì la possibilità di accompagnamento al trattamento pensionistico per i lavoratori più anziani.
Il tavolo ha affrontato anche le problematiche relative alla gestione delle grandi aree di crisi: l'erogazione dei trattamenti integrativi sarà legata in questo caso alla presenza di accordi, anche territoriali, per il rilancio dell'attività e il ritorno al lavoro.
Confermato infine l'accesso agli ammortizzatori sociali pure per le piccole e piccolissime imprese, in modo da offrire risposte concrete al reale tessuto produttivo della Campania.
Al termine dei lavori, le parti hanno espresso concorde volontà di dar vita ad una proposta unitaria sul tema della riforma degli ammortizzatori sociali, attualmente allo studio del governo nazionale, che tenga conto anche delle specificità della Campania, delle sue imprese e soprattutto dei lavoratori.

lunedì 16 gennaio 2012

Martedì 17: Incontro col sindacato basco LAB su "Crisi e riforma del mercato del lavoro" in Italia e in Europa

siete tutti invitati tutti ad intervenire a questo momento di confronto, per cominciare ad immaginare insieme le forme di lotta più adatte per i lavoratori di fronte a questo grande attacco che il mercato del lavoro sta subendo non solo in Italia ma in tutta Europa. Avremo la possibilità di approfondire i temi che ci interessano, assieme ad un esponente del sindacato basco LAB.

Martedì 17 gennaio 2012 - ore 17:00 
 
Palazzo Giusso – Università Orientale (Largo San Giovanni Pignatelli, Napoli)

CONTRO LA CRISI E LA "RIFORMA" DEL MERCATO DEL LAVORO, IN ITALIA E IN EUROPA
Che risposta dare, quale lotta praticare?
Lavoratori e studenti ne parlano col sindacato basco LAB


su facebook (condividi e pubblicizza) 

Le manovre dei governi Berlusconi prima e Monti ora, che proseguono sulla strada dell'attacco alle condizioni di vita e di lavoro dei lavoratori e delle lavoratrici non costituiscono assolutamente un'eccezione nel quadro europeo. Dovunque si volga lo sguardo non si può fare a meno di osservare l'offensiva che governi, banche ed imprenditori stanno conducendo.

Aumento dell'età pensionabile, “riforma” del mercato del lavoro, maggiore libertà di licenziare, aumento dello sfruttamento nelle fabbriche, attacco al salario ed ai diritti conquistati con anni di lotte: dalla Grecia alla Germania, passando per Portogallo e stato spagnolo, la ricetta che le classi dirigenti stanno usando per uscire dalla crisi vede cambiare ben pochi ingredienti.

E noi? Come possiamo rispondere a quest'attacco? Quali strumenti possiamo mettere in campo per resistere e iniziare a costruire la contro-offensiva?
Sono le possibili risposte a queste domande quelle su cui vogliamo interrogarci e confrontarci. Partendo dall'esperienza quotidiana, fatta di una conflittualità diffusa e capillare ma che stenta a generalizzarsi e a valicare i confini della fabbrica o della singola città. Ne parleremo anche con un compagno della LAB, sindacato di base dei Paesi Baschi, che sta provando, insieme al PAME ed agli altri sindacati di base d'Europa, a costruire una linea sindacale che sia largamente diffusa tra i lavoratori e allo stesso tempo altamente conflittuale. Sarà l'occasione per conoscere un'esperienza che ha saputo strappare numerosi successi, di cui il più importante forse non è da cercarsi in una singola vertenza ma nella capacità di organizzare una buona fetta della classe lavoratrice.

approfondimenti
LAB e il suo progetto sindacale 

promuovono:
Comitato "No Debito" - Napoli
EHL (Euskal Herriaren Lagunak)
 - Napoli [ehlnapoli@gmail.com // ehlitalia.com]
Clash City Workers 
- Napoli [clashcityworkers.org
Collettivo Autorganizzato Universitario 
- Napoli [caunapoli.org]



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Clash City Workers

sabato 14 gennaio 2012

Fiat: Airaudo, a Pomigliano su mille assunti nessuno e' della Fiom










 Torino, 13 gen - ''Dei 982 lavoratori rientrati a Pomigliano non c'e' nessuno dei 630 iscritti alla Fiom''. Lo ha denunciato il responsabile nazionale auto Giorgio Airaudo, a Torino, nel corso di una conferenza stampa in cui, assieme a Maurizio Landini, leader della Fiom, e' stato fatto il punto sulla raccolta firme per il referendum abrogativo dell'accordo del 13 dicembre scorso, che interessera' gli oltre 86 mila dipendenti italiani del Lingotto. Raccolta firme avvenuta a partire dal 22 dicembre in 67 stabilimenti Fiat (Milano: F.MI - notizie) , ma non a Pomigliano. ''La Newco di Pomigliano e' l'unico posto in Italia in cui la Fiom avrebbe diritto ad avere i propri rappresentanti, secondo quanto stabilito dal Tribunale di Torino, ma non e' possibile perche' e' in atto una discriminazione da anni Cinquanta'' hanno spiegato Landini e Airaudo. Ecco perche' ''Siamo pronti a cause individuali per la discriminazione nei confronti dei nostri iscritti''.''Nessuno sa se a Pomigliano rientreranno tutti i 4 Mila dipendenti. Gli esiti sono ancora tutti da verificare. E noi di Pomigliano vogliamo fare un caso'' hanno concluso gli esponenti della Fiom.

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giovedì 12 gennaio 2012

Il video dell'uomo che gira la testa di 180%

LONDRA – Nel 2006, il programma “Tarrant on Tv” condotto nella tv britannica da Chris Tarrant, ha presentato questo incredibile video di un ragazzo che riesce a girare la testa di 180 gradi.

Ciò che questo uomo riesce a fare ha dell’incredibile; probabilemnte per questo motivo, il video sta facendo di nuovo il giro del web.






venerdì 6 gennaio 2012

Ancora sulla “riforma” del mercato del lavoro. Che sta succedendo?

Come collettivo che cerca di fare inchiesta e controinformazione sul mondo del lavoro - ma anche connessione fra le varie vertenze dei lavoratori, perché si isoli l'elemento politico che ci accomuna e si si diffonda coscienza di classe, senza la quale non si vince – stiamo seguendo il dibattito di queste settimane per “riformare” il mercato del lavoro. Stiamo preparando un documento più completo sul tema, nel frattempo però vi segnaliamo una serie di articoli dove i vari aspetti del problema sono ben analizzati, perché dobbiamo da subito renderci conto della portata di quest'attacco e della gravità della situazione. 

Infatti, mentre le varie manovre finanziarie toccano soprattutto le tasche dei lavoratori, con peggioramento delle condizioni di vita, del potere di acquisto (si pensi solo al costo dei carburanti, all’aumento della pressione fiscale e delle bollette, alla ripresa dell'inflazione mentre i salari sono bloccati da anni etc), questa “riforma” del mercato del lavoro, se portata in fondo, segna uno scarto decisivo rispetto al passato anche recente. Uno scarto che non ha più solo a che fare con una dimensione “economica” di impoverimento crescente, ma investe tutti gli aspetti della vita, delle relazioni sociali, di ciò che è possibile o impossibile fare e persino pensare. 

Se si toccano le forme contrattuali, se si favoriscono i “licenziamenti”, si abolisce l'articolo 18, si smantellano i sindacati, si toccano gli ammortizzatori sociali, si allunga l'età lavorativa, cambia tutto il sistema di relazioni industriali, tutto il sistema di diritti, tutta la percezione che il lavoratore ha di sé e degli altri - sia dei suoi compagni che dei suoi padroni. Si prospetta così un sistema “neocorporativo”, in cui allo scontro - per quanto celato, per quanto mediato - fra capitale e lavoro, si mette una pesante sordina. Imponendo modalità di controllo feroci e contemporaneamente un consenso di massa coagulato intorno alla sua ideologia (la produttività, la carriera, il “siamo tutti sulla stessa barca”), il capitale riesce ormai a rendere il lavoro compatibile al massimo. Di questa nuova fase, Marchionne con il suo Piano, con le sue “uscite”, con il lancio della Panda a Pomigliano, ci ha fornito una prima, durissima e scintillante, raffigurazione. 

Insomma, la borghesia, o meglio: la sua frazione più “avanzata”, sta mettendo mano ad un nodo centrale, a partire dal quale si diramano conseguenze infinite sulla strutturazione dell'intera società. Infatti, il capitale - bisogna ricordarlo sempre - non è una “cosa”, non è tanto o soltanto una massa di denaro, quanto innanzitutto “un rapporto sociale fra persone” (Marx), un processo in continuo movimento. La forza del suo dominio è data dalla sua capacità di rendere sempre più veloce la sua circolazione, di imporsi sul lavoro, di rendere questo suo antagonista perenne sempre più fragile e manovrabile. Da parte nostra, ci limitiamo qui solo a far notare due cose, che andrebbero ripetute ossessivamente:

1. “Riforma” delle pensioni e “licenziamenti facili” sono strettamente legati, sono mosse complementari, nonostante siano state presentate come aspetti separati - d'altronde è questo il metodo che sta seguendo il Governo: far passare un quadro di riforma complessivo ogni volta come singolo provvedimento che andrebbe a correggere una stortura di qualche tipo (stortura che viene mediaticamente presentata come “anomalia tutta italiana”, “buco nero” del sistema etc)... L'idea di fondo del Governo è che mentre si allunga l'età lavorativa, mossa necessaria per far cassa nell’immediato, eliminando il costo sociale rappresentato dal pensionato e facendo coincidere così l'intero ciclo di vita con il ciclo del lavoro, si debba intervenire per scaricare i lavoratori che raggiunta una certa età non sono più produttivi. Se infatti bisogna lavorare fino ai 66, ai 70 anni, quale imprenditore vuole tenersi sul groppone un individuo restio agli “aggiornamenti”, stanco e sfiduciato? 
Considerato che si sta anche parlando (Fornero in primis) di ancorare il salario non più all'anzianità ma al ciclo di vita (dunque alla salute, all'energia del lavoratore, di modo che il picco della retribuzione si abbia quando il lavoratore è giovane e forte per poi farlo rapidamente decrescere), abbiamo di fronte un incubo non solo “economico”, ma sociale e morale: la scomposizione dei lavoratori secondo una linea generazionale, con i giovani precari che mirano nella fabbrica o nell'azienda a prendere il posto dei padri troppo tutelati, mentre questi padri saranno costretti dopo trent'anni di fatica a lavori umilissimi per totalizzare gli anni contributivi...

2. Quando si parla di “crescita” si sottintende sempre “crescita dello sfruttamento”. Dobbiamo imparare a leggere dietro le parole e le chiacchiere dei politici, dei giornalisti o dei tecnici interessati: in una situazione di crisi di questa portata, per far ripartire il PIL bisogna far ripartire gli investimenti in attività produttive – le uniche che producano ricchezza (quella ricchezza che nella Borsa e nelle transazioni finanziarie si limita a circolare, è cioè “fittizia”, direbbe Marx, pur agendo a sua volta continuamente sulla cosiddetta “economia reale”, come si è visto con l’ultima crisi del 2007). Ora, gli investimenti ripartono solo se sono profittevoli: nessun capitalista investirebbe mai in uno spazio geografico ed in un contesto sociale che non gli permette di tirare fuori il massimo guadagno. Ed il profitto è un altro modo per chiamare il plusvalore prodotto dal lavoratore, il quale perciò deve essere fatto lavorare di più in termini di tempo (estensivamente) e di più in termini di produttività, con ritmi più veloci (cioè intensivamente). Da questo punto di vista in Italia, rispetto al resto dell’Europa e del mondo, a causa di un’eredità delle lotte operaie e di una staticità complessiva della società, ci sono ancora troppe rigidità, ancora troppi diritti. Per poter “crescere” bisogna quindi far crescere la possibilità e la effettualità dello sfruttamento dei lavoratori, e bisogna quindi eliminare ogni fattore di resistenza (come i sindacati) e tenere compressi i salari. Bisogna poi liberare anche capitali, che devono potersi muovere e non restare “immobilizzati”: ecco spiegata l’enfasi sulle privatizzazioni, sulle liberalizzazioni, sui fondi pensione integrativi … Anche il risparmio del cittadino deve essere messo in circolazione (evitando ad esempio che venga bloccato nell’acquisto di una casa, forma di investimento per eccellenza dell’italiano medio).  

Non diciamo nulla di nuovo: è questa strategia che è stata duramente applicata negli anni passati negli altri paesi europei, come alla Spagna all’inizio del Duemila o come alla Germania, e che ha comportato il “miracolo” – un miracolo tutto per i padroni, visto che i lavoratori non ne hanno tratto alcun giovamento… In Spagna infatti, passata l’euforia, la disoccupazione è altissima, in Germania i salari sono bloccati da più di dieci anni (in realtà si tratta di una diminuzione del potere d’acquisto, visto che nel frattempo l’inflazione cresceva; anche se nella cantieristica la riduzione è stata anche nominale), e la posizione complessivamente “forte” del paese sullo scacchiere internazionale, che pure gli permette di assorbire quote non trascurabili di ricchezza mondiale, non impedisce che fra i proletari si diffonda la miseria più nera. 

Ora la sfida della borghesia italiana è: riusciremo a fare queste stesse riforme senza che si produca un significativo movimento di resistenza e si delinei una qualche politica alternativa? È compito di ciascuno di noi dimostrare che non ce la faranno: ma per poter mettere in piedi questa resistenza dobbiamo innanzitutto sapere cosa e quanto ne va del nostro futuro e diffondere ovunque questa percezione. Questo post, e queste poche righe, vogliono essere proprio un contributo in tal senso…  


- Partiamo dunque dallo stato dell’arte, ben sintetizzato da questo titolo di Repubblica: Articolo 18, il governo ci riprova. Monti: "Veti non ci bloccheranno". Il premier ha infatti detto, svelando così il vero senso del proprio mandato - cioè quello di essere esecutore degli ordini della borghesia: “siamo stati chiamati per fare queste cose… Dobbiamo farle anche senza l`accordo di tutti. Questo è il nostro compito altrimenti non ci avrebbero chiamati”. La strategia del governo è quella di sentire singolarmente le parti in via consultiva e poi prendere autonomamente decisioni irrevocabili; tanto non c’è bisogno di negoziati: “è il medesimo metodo che ha portato nell'arco di pochi giorni a una riforma strutturale delle pensioni che i sindacati, e la loro base, hanno finito per subire, praticamente senza reazione, se si esclude uno sciopero di mezza giornata: non era mai successo, dal 1967 in poi, che le confederazioni venissero del tutto tagliate fuori dalla definizione di una legge sulla previdenza”. L’idea di fondo è quella di Pietro Ichino, che ieri ha incontrato la Fornero: per neoassunti, disoccupati e lavoratori in “nuove aggregazioni” (termine non a caso fumoso) l’articolo 18 sarà carta straccia: licenziamento individuale e per motivi economici, tecnici o organizzativi (anche qui la fumosità dei limiti va a tutto vantaggio dei padroni), in cambio una poco chiara indennità economica decrescente nel tempo… 

- Qui invece un dossier sugli ammortizzatori sociali. Sebbene sia evidentemente di parte, celebrando il cambiamento del sistema, reputato come al solito vecchio ed inadeguato, è utile per sintetizzare le modifiche possibili:
1) Sulla Cig (cassa integrazione) ordinaria e straordinaria. La proposta è farla diventare unica; i vantaggi che ci raccontano sono che ne potranno usufruirne tutti indistintamente (mentre prima la straordinaria era solo per le imprese con più di 15 dipendenti). D’altra parte la fregatura è che la cig ordinaria era pagata solo dalle imprese mentre la nuova cig sarà pagata da imprese e dipendenti come succedeva per la cig straordinaria.
2) Cig in deroga. La proposta è di abolirla; i vantaggi che ci raccontano: non graverà più sulla collettività. Infatti entrava in gioco dopo le altre due e finiva “per gravare interamente sulle spalle dei contribuenti”, visto che era pagata con fondi pubblici. La fregatura: visto che è “il sintomo dell'impotenza del sistema economico a riconvertirsi offrendo alternative occupazionali ai dipendenti delle aziende in crisi”, se si cura solo il sintomo il malato muore comunque.
3) Mobilità. La proposta è di ridurla dal massimo attuale di 4 anni a 3 anni. Su questo punto non riescono a raccontarci quale sia il vantaggio, mentre la fregatura è evidente: si resta a piedi.
4) Indennità. La proposta è di estenderne la durata a 2 o 3 anni aumentandone (non si sa di quanto) l’entità. I vantaggi che ci raccontano: mentre oggi dura 12 mesi (over 50) o 8 mesi e vale tra il 60% (primi 6 mesi) e il 40% (dal 9° al 12° mese) della retribuzione con tetto massimo iniziale di 900€, nel futuro sarà più bella e permetterà di spendere e così contribuire ad alzare il livello dei consumi. La fregatura: non prevede nessun legame di lavoro con l’impresa licenziataria e sarà sempre una miseria. 

- Intanto questo è il contesto reale in cui si sviluppano questi dibattiti, le cui conseguenze sono destinate a pesare da subito su centinaia di migliaia di lavoratori. Ecco un breve articolo riepilogativo dei tavoli aperti al Ministero dello Sviluppo economico: Il 2012 si presenta: 40mila posti a rischio. 

Questo studio della CGIL riassume invece molto bene le tipologie di contratto attualmente vigenti e soprattutto le loro applicazioni. Lavoro: 46 forme contrattuali esistenti, portarle a 5. Studio dipartimento mercato lavoro. Il problema semmai è nella conseguenza politica che ne trae la CGIL, che vorrebbe contrattare le briciole sul “contratto prevalente” che però, in questa veste ancora molto fumosa sembra essere né più né meno che il vecchio contratto di inserimento (con il piccolo dettaglio che però nel contesto attuale servirebbe a dismettere ancora di più il tempo indeterminato). In ogni caso il Governo Monti punta, con incontri separati, a diminuire le possibilità di manovra ed i margini di contrattazione per la CGIL. Per il sindacato concertativo, come è già avvenuto per la FIOM sotto il ricatto Marchionne, si pone ormai sempre più la domanda: “da che parte volete stare?”. 

- Infine un utile articolo dalla rivista Senza SosteDanimarca e flexicurity: quello che Ichino e altri non ci raccontano. Giusto per capire alcune fandonie che ci stanno raccontando, soprattutto a sinistra, sulla tanto decantata flexsecurity danese, che dovrebbe riuscire nel miracolo di conciliare crescita e ricchezza dei capitalisti con rispetto dei lavoratori.



                                                                       Di:  Clash Worker

giovedì 5 gennaio 2012

Che doni mettere dentro la calza della befana?? Ecco il consiglio dei pedagogisti




Cosa mettere dentro la calza della befana?
Domanda non semplice da rispondere, in quanto con tutte le abbuffate che abbiamo vissuto sotto questo periodo natalizio, scegliere i doni giusti, senza rinunciare al gusto della calzetta golosa, non è sempre semplice.
Ma ecco che arriva in vostro soccorso il consiglio di una pedagogista Elisabetta Scala, coordinatrice nazionale del Moige, che mette in guardia i genitori dall' evitare il più possibile gli eccessi poichè i bambini hanno già ricevuto, in media, molte sorprese per il Natale, sia giocattoli che altro, e quindi quella della Befana dev’essere l’occasione per un dono più “modesto“, magari anche solo qualche dolcetto:
“Per tradizione – ricorda la dott.ssa Scala – la Befana porta leccornie e piccoli doni, quelli che, appunto, entrano nella calza”. Perciò, la morale è proprio quella di: “Non esagerare”. Oltre ai dolcetti, come il tradizionale e delizioso carbone dolce, l’esperta suggerisce: “Un regalo tipico è il cappello con i guantini coordinati. Solo pensierini. Soprattutto alla luce dell’abbuffata di regali che per molti bambini c’è stata per Natale”.
A proposito di carbone, invece, la dott.ssa Scala avverte che: “Se c’è, deve essere poco, mai trasformarsi in una punizione. A punirli, infatti, non deve certo essere la Befana”.
Anche perché trovare soltanto carbone, magari neppure buono da sgranocchiare, potrebbe rivelarsi un vero trauma anche per il bambino più “monello”. A meno che, come consiglia la pedagogista, non venga “reinterpretato”: “Se il carbone entra in casa deve trasformarsi in un gioco: ad esempio consegnarne pezzi veri per poi tirare fuori la calza con i dolci e i doni”.
Insomma, spaventarli giusto un pochino per poi passare al regalo vero, che tutto stempera e addolcisce. Ma soprattutto, e questo ultimo consiglio lo facciamo volentieri nostro: “L’Epifania, comunque, è una tradizione tutta italiana che va preservata”. Befana inclusa, affinché i piccoli: “continuino a credere nell’incanto delle fiabe“.
Siete d' accordo?
E dopo questi ultimi consigli, vi auguro una golosissima ma "salutare" Epifania Amici!

martedì 1 novembre 2011

Quando lavoratori e studenti si incontrano... MAGNAMMECE O' PADRONE!

MARTEDÌ 8 NOVEBRE - ORE 17
AULA MATTEO RIPA- PALAZZO GIUSSO
UNIVERSITA' ORIENTALE (largo san giovanni maggiore pignatelli)


gli studenti incontrano e discutono con i lavoratori di: 
Alenia, ANM, Ansaldo Breda, Città della Scienza, ex-Ergom (Magneti Marelli), Eutelia, Fiat Pomigliano, Ixfin, Irisbus, Lear, Museo Madre, Napoletana Gas, Coord. Precari Scuola, SEPSA, Telecom
a seguire

 
CENA SOCIALE  per la cassa di resistenza dell'IRISBUS e musica popolare

Lo possiamo dire: siamo in guerra! In questi giorni l'Italia ha ricevuto un vero e proprio ultimatum dall'Unione Europea, e il Governo ha risposto promettendo un massacro sociale, politiche di austerity, con innalzamento dell'età pensionabile, attacco ai diritti, diminuzione dei salari… L'unica via rimasta sembra essere l'emigrazione!
È giunto il momento di reagire! Dobbiamo avviare una forte mobilitazione che spinga chi ci comanda a ritirare le misure che ha previsto. Ma per farlo dobbiamo iniziare a incontrarci ed a mettere in comunicazione le lotte: in questi anni gli studenti sono scesi in piazza in migliaia, anche in maniera decisa, ma non hanno ottenuto il blocco della riforma Gelmini, anche perché non sono riusciti a coinvolgere tutta la società ed a far capire l'importanza della loro battaglia per un'istruzione pubblica e di massa. D’altro canto, le vertenze dei lavoratori sono rimaste chiuse nel perimetro delle diverse aziende. Se però i percorsi di lotta si intrecciassero, forse potremmo riuscire, a partire da Napoli, a invertire la rotta della frammentazione e delle sconfitte…

È una guerra che non abbiamo voluto noi, ma che ora dobbiamo combattere! Per questo diciamo:

- No alla retorica dello “scontro generazionale”: a chi vuole farci credere che i problemi dei giovani siano causati dai “privilegi” dei più grandi. Dobbiamo lottare insieme per difendere diritti acquisiti con le lotte e renderli patrimonio comune!
- No alle privatizzazioni! Da un lato si svende il patrimonio pubblico e dall’altro si sfrutta il calderone “crisi” per aprire aziende e servizi pubblici ai capitali privati.
- No ai licenziamenti! È assurdo che oggi chi ha un lavoro si ammazza di fatica e chi non ce l'ha si uccide per la disperazione! Lavoriamo meno, lavoriamo tutti!
- No al Piano Marchionne, modello perverso delle relazioni industriali, modello si sfruttamento schiavistico che tutti i padroni vogliono adottare.
- Sì all’aumento dei salari, alla fine dei contratti “atipici”, al trasporto pubblico, a servizi sociali funzionanti, al diritto all’istruzione, a piani per gli alloggi popolari...

Non siamo noi a dover fare ancora sacrifici! Iniziamo un percorso di lotta comune, per evitare la distruzione del paese e del nostro futuro, per iniziare a far pagare chi non ha mai pagato, per far rispettare i diritti dei lavoratori e attaccare invece i privilegi dei ricchi e dei padroni!




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lunedì 31 ottobre 2011

LA RIVOLUZIONE PACIFICA E' POSSIBILE


ORA DI BASTA!!!!

PANE SAPERE LIBERTA' !!!



LA RIVOLUZIONE PACIFICA E' POSSIBILE 1

Storie di ordinaria rivoluzione: nessuna notizia dall'Islanda?

Ecco brevemente la cronologia dei fatti:


2008
- A Settembre viene nazionalizzata la più importante banca
dell'Islanda, la Glitnir Bank. La moneta crolla e la Borsa
sospende tutte le attività: il paese viene dichiarato in
bancarotta.


2009
- A Gennaio le proteste dei cittadini di fronte al
Parlamento provocano le dimissioni del Primo Ministro Geir
Haarde e di tutto il Governo - la Alleanza Social-Democratica (
Samfylkingin) - costringendo il Paese alle elezioni anticipate.La situazione economica resta precaria. Il Parlamento propone
una legge che prevede il risanamento del debito nei confronti
di Gran Bretagna e Olanda, attraverso il pagamento di 3,5
MILIARDI di Euro che avrebbe gravato su ogni famiglia
islandese, mensilmente, per la durata di 15 anni e con un tasso
di interesse del 5,5%.


2010
- I cittadini ritornano a occupare le piazze e chiedono a
gran voce di sottoporre a Referendum il provvedimento
sopracitato.


2011
- A Febbraio il Presidente Olafur Grimsson pone il veto
alla ratifica della legge e annuncia il Referendum consultivo
popolare. Le votazioni si tengono a Marzo ed i NO al pagamento
del debito stravincono con il 93% dei voti. Nel frattempo, il
Governo ha disposto le inchieste per determinare giuridicamente
le responsabilità civili e penali della crisi. Vengono emessi i
primi mandati di arresto per diversi banchieri e mem! bri
dell'esecutivo. L'Interpol si incarica di ricercare e catturare
i condannati: tutti i banchieri implicati abbandonano
l'Islanda. In questo contesto di crisi, viene eletta
un'Assemblea per redigere una Nuova Costituzione che possa
incorporare le lezioni apprese durante la crisi e che
sostituisca l'attuale Costituzione (basata sul modello di
quella Danese). Per lo scopo, ci si rivolge direttamente al
Popolo Sovrano: vengono eletti legalmente 25 cittadini, liberi
da affiliazione politica, tra i 522 che si sono presentati alle
votazioni. Gli unici due vincoli per la candidatura, a parte
quello di essere liberi dalla tessera di qualsiasi partito,
erano quelli di essere maggiorenni e di disporre delle firme di
almeno 30 sostenitori. La nuova Assemblea Costituzionale inizia
il suo lavoro in Febbraio e presenta un progetto chiamato Magna
Carta nel quale confluiscono la maggiorparte delle "linee
guida" ! prodotte in modo consensuale nel corso delle diverse
assemblee popolari che hanno avuto luogo in tutto il Paese. La
Magna Carta dovrà essere sottoposta all'approvazione del
Parlamento immediatamente dopo le prossime elezioni legislative
che si terranno.

LA RIVOLUZIONE PACIFICA E' POSSIBILE.



I cittadini islandesi sono riusciti a dare una lezione di
Democrazia Diretta e di Sovranità Popolar! e e Monetaria a tutta
l'Europa, opponendosi pacificamente al Sistema ed esaltando il
potere della cittadinanza di fronte agli occhi indifferenti del
mondo.


Siamo davvero sicuri che non ci sia "censura" o manipolazione
nei mass-media?


Il minimo che possiamo fare è prendere coscienza di questa
romantica storia di piazza e farla diventare leggenda,
divulgandola tra i nostri contatti. Per farlo possiamo usare i
mezzi che più ci aggradano: i "nostalgici" potranno usare il
telefono, gli "appassionati" potranno parlarne davanti a una
birra al Bar dello Sport o subito dopo un caffè al Corso. I più
"tecnologicamente avanzati" potranno fare un copia/incolla e
spammare questo racconto via e-mail oppure, con un semplice
click sui pulsanti di condivisione dei Social Network in fondo
all'articolo, lanciare una salvifica catena di Sant'Antonio su
Facebook, Twitt! er, Digg o GoogleBuzz. I "guru del web" si
sentiranno il dovere di riportare, a modo loro, questa
fantastica lezione di civiltà, montando un video su YouTube,
postando un articolo ad effetto sui loro blog personali o
iniziando un nuovo thread nei loro forum preferiti.

L'importante è che, finalmente, abbiamo la possibilità di
bypassare la manipolazione mediatica dell'informazione ed
abbattere così il castello di carte di questa politica
bipartitica, sempre più servile agli interessi economici delle
banche d'affari e delle corporazioni multinazionali e sempre
più lontana dal nostro Bene Comune.

Colmi