FOTO DI STABIA

giovedì 12 gennaio 2012

Il video dell'uomo che gira la testa di 180%

LONDRA – Nel 2006, il programma “Tarrant on Tv” condotto nella tv britannica da Chris Tarrant, ha presentato questo incredibile video di un ragazzo che riesce a girare la testa di 180 gradi.

Ciò che questo uomo riesce a fare ha dell’incredibile; probabilemnte per questo motivo, il video sta facendo di nuovo il giro del web.






venerdì 6 gennaio 2012

Ancora sulla “riforma” del mercato del lavoro. Che sta succedendo?

Come collettivo che cerca di fare inchiesta e controinformazione sul mondo del lavoro - ma anche connessione fra le varie vertenze dei lavoratori, perché si isoli l'elemento politico che ci accomuna e si si diffonda coscienza di classe, senza la quale non si vince – stiamo seguendo il dibattito di queste settimane per “riformare” il mercato del lavoro. Stiamo preparando un documento più completo sul tema, nel frattempo però vi segnaliamo una serie di articoli dove i vari aspetti del problema sono ben analizzati, perché dobbiamo da subito renderci conto della portata di quest'attacco e della gravità della situazione. 

Infatti, mentre le varie manovre finanziarie toccano soprattutto le tasche dei lavoratori, con peggioramento delle condizioni di vita, del potere di acquisto (si pensi solo al costo dei carburanti, all’aumento della pressione fiscale e delle bollette, alla ripresa dell'inflazione mentre i salari sono bloccati da anni etc), questa “riforma” del mercato del lavoro, se portata in fondo, segna uno scarto decisivo rispetto al passato anche recente. Uno scarto che non ha più solo a che fare con una dimensione “economica” di impoverimento crescente, ma investe tutti gli aspetti della vita, delle relazioni sociali, di ciò che è possibile o impossibile fare e persino pensare. 

Se si toccano le forme contrattuali, se si favoriscono i “licenziamenti”, si abolisce l'articolo 18, si smantellano i sindacati, si toccano gli ammortizzatori sociali, si allunga l'età lavorativa, cambia tutto il sistema di relazioni industriali, tutto il sistema di diritti, tutta la percezione che il lavoratore ha di sé e degli altri - sia dei suoi compagni che dei suoi padroni. Si prospetta così un sistema “neocorporativo”, in cui allo scontro - per quanto celato, per quanto mediato - fra capitale e lavoro, si mette una pesante sordina. Imponendo modalità di controllo feroci e contemporaneamente un consenso di massa coagulato intorno alla sua ideologia (la produttività, la carriera, il “siamo tutti sulla stessa barca”), il capitale riesce ormai a rendere il lavoro compatibile al massimo. Di questa nuova fase, Marchionne con il suo Piano, con le sue “uscite”, con il lancio della Panda a Pomigliano, ci ha fornito una prima, durissima e scintillante, raffigurazione. 

Insomma, la borghesia, o meglio: la sua frazione più “avanzata”, sta mettendo mano ad un nodo centrale, a partire dal quale si diramano conseguenze infinite sulla strutturazione dell'intera società. Infatti, il capitale - bisogna ricordarlo sempre - non è una “cosa”, non è tanto o soltanto una massa di denaro, quanto innanzitutto “un rapporto sociale fra persone” (Marx), un processo in continuo movimento. La forza del suo dominio è data dalla sua capacità di rendere sempre più veloce la sua circolazione, di imporsi sul lavoro, di rendere questo suo antagonista perenne sempre più fragile e manovrabile. Da parte nostra, ci limitiamo qui solo a far notare due cose, che andrebbero ripetute ossessivamente:

1. “Riforma” delle pensioni e “licenziamenti facili” sono strettamente legati, sono mosse complementari, nonostante siano state presentate come aspetti separati - d'altronde è questo il metodo che sta seguendo il Governo: far passare un quadro di riforma complessivo ogni volta come singolo provvedimento che andrebbe a correggere una stortura di qualche tipo (stortura che viene mediaticamente presentata come “anomalia tutta italiana”, “buco nero” del sistema etc)... L'idea di fondo del Governo è che mentre si allunga l'età lavorativa, mossa necessaria per far cassa nell’immediato, eliminando il costo sociale rappresentato dal pensionato e facendo coincidere così l'intero ciclo di vita con il ciclo del lavoro, si debba intervenire per scaricare i lavoratori che raggiunta una certa età non sono più produttivi. Se infatti bisogna lavorare fino ai 66, ai 70 anni, quale imprenditore vuole tenersi sul groppone un individuo restio agli “aggiornamenti”, stanco e sfiduciato? 
Considerato che si sta anche parlando (Fornero in primis) di ancorare il salario non più all'anzianità ma al ciclo di vita (dunque alla salute, all'energia del lavoratore, di modo che il picco della retribuzione si abbia quando il lavoratore è giovane e forte per poi farlo rapidamente decrescere), abbiamo di fronte un incubo non solo “economico”, ma sociale e morale: la scomposizione dei lavoratori secondo una linea generazionale, con i giovani precari che mirano nella fabbrica o nell'azienda a prendere il posto dei padri troppo tutelati, mentre questi padri saranno costretti dopo trent'anni di fatica a lavori umilissimi per totalizzare gli anni contributivi...

2. Quando si parla di “crescita” si sottintende sempre “crescita dello sfruttamento”. Dobbiamo imparare a leggere dietro le parole e le chiacchiere dei politici, dei giornalisti o dei tecnici interessati: in una situazione di crisi di questa portata, per far ripartire il PIL bisogna far ripartire gli investimenti in attività produttive – le uniche che producano ricchezza (quella ricchezza che nella Borsa e nelle transazioni finanziarie si limita a circolare, è cioè “fittizia”, direbbe Marx, pur agendo a sua volta continuamente sulla cosiddetta “economia reale”, come si è visto con l’ultima crisi del 2007). Ora, gli investimenti ripartono solo se sono profittevoli: nessun capitalista investirebbe mai in uno spazio geografico ed in un contesto sociale che non gli permette di tirare fuori il massimo guadagno. Ed il profitto è un altro modo per chiamare il plusvalore prodotto dal lavoratore, il quale perciò deve essere fatto lavorare di più in termini di tempo (estensivamente) e di più in termini di produttività, con ritmi più veloci (cioè intensivamente). Da questo punto di vista in Italia, rispetto al resto dell’Europa e del mondo, a causa di un’eredità delle lotte operaie e di una staticità complessiva della società, ci sono ancora troppe rigidità, ancora troppi diritti. Per poter “crescere” bisogna quindi far crescere la possibilità e la effettualità dello sfruttamento dei lavoratori, e bisogna quindi eliminare ogni fattore di resistenza (come i sindacati) e tenere compressi i salari. Bisogna poi liberare anche capitali, che devono potersi muovere e non restare “immobilizzati”: ecco spiegata l’enfasi sulle privatizzazioni, sulle liberalizzazioni, sui fondi pensione integrativi … Anche il risparmio del cittadino deve essere messo in circolazione (evitando ad esempio che venga bloccato nell’acquisto di una casa, forma di investimento per eccellenza dell’italiano medio).  

Non diciamo nulla di nuovo: è questa strategia che è stata duramente applicata negli anni passati negli altri paesi europei, come alla Spagna all’inizio del Duemila o come alla Germania, e che ha comportato il “miracolo” – un miracolo tutto per i padroni, visto che i lavoratori non ne hanno tratto alcun giovamento… In Spagna infatti, passata l’euforia, la disoccupazione è altissima, in Germania i salari sono bloccati da più di dieci anni (in realtà si tratta di una diminuzione del potere d’acquisto, visto che nel frattempo l’inflazione cresceva; anche se nella cantieristica la riduzione è stata anche nominale), e la posizione complessivamente “forte” del paese sullo scacchiere internazionale, che pure gli permette di assorbire quote non trascurabili di ricchezza mondiale, non impedisce che fra i proletari si diffonda la miseria più nera. 

Ora la sfida della borghesia italiana è: riusciremo a fare queste stesse riforme senza che si produca un significativo movimento di resistenza e si delinei una qualche politica alternativa? È compito di ciascuno di noi dimostrare che non ce la faranno: ma per poter mettere in piedi questa resistenza dobbiamo innanzitutto sapere cosa e quanto ne va del nostro futuro e diffondere ovunque questa percezione. Questo post, e queste poche righe, vogliono essere proprio un contributo in tal senso…  


- Partiamo dunque dallo stato dell’arte, ben sintetizzato da questo titolo di Repubblica: Articolo 18, il governo ci riprova. Monti: "Veti non ci bloccheranno". Il premier ha infatti detto, svelando così il vero senso del proprio mandato - cioè quello di essere esecutore degli ordini della borghesia: “siamo stati chiamati per fare queste cose… Dobbiamo farle anche senza l`accordo di tutti. Questo è il nostro compito altrimenti non ci avrebbero chiamati”. La strategia del governo è quella di sentire singolarmente le parti in via consultiva e poi prendere autonomamente decisioni irrevocabili; tanto non c’è bisogno di negoziati: “è il medesimo metodo che ha portato nell'arco di pochi giorni a una riforma strutturale delle pensioni che i sindacati, e la loro base, hanno finito per subire, praticamente senza reazione, se si esclude uno sciopero di mezza giornata: non era mai successo, dal 1967 in poi, che le confederazioni venissero del tutto tagliate fuori dalla definizione di una legge sulla previdenza”. L’idea di fondo è quella di Pietro Ichino, che ieri ha incontrato la Fornero: per neoassunti, disoccupati e lavoratori in “nuove aggregazioni” (termine non a caso fumoso) l’articolo 18 sarà carta straccia: licenziamento individuale e per motivi economici, tecnici o organizzativi (anche qui la fumosità dei limiti va a tutto vantaggio dei padroni), in cambio una poco chiara indennità economica decrescente nel tempo… 

- Qui invece un dossier sugli ammortizzatori sociali. Sebbene sia evidentemente di parte, celebrando il cambiamento del sistema, reputato come al solito vecchio ed inadeguato, è utile per sintetizzare le modifiche possibili:
1) Sulla Cig (cassa integrazione) ordinaria e straordinaria. La proposta è farla diventare unica; i vantaggi che ci raccontano sono che ne potranno usufruirne tutti indistintamente (mentre prima la straordinaria era solo per le imprese con più di 15 dipendenti). D’altra parte la fregatura è che la cig ordinaria era pagata solo dalle imprese mentre la nuova cig sarà pagata da imprese e dipendenti come succedeva per la cig straordinaria.
2) Cig in deroga. La proposta è di abolirla; i vantaggi che ci raccontano: non graverà più sulla collettività. Infatti entrava in gioco dopo le altre due e finiva “per gravare interamente sulle spalle dei contribuenti”, visto che era pagata con fondi pubblici. La fregatura: visto che è “il sintomo dell'impotenza del sistema economico a riconvertirsi offrendo alternative occupazionali ai dipendenti delle aziende in crisi”, se si cura solo il sintomo il malato muore comunque.
3) Mobilità. La proposta è di ridurla dal massimo attuale di 4 anni a 3 anni. Su questo punto non riescono a raccontarci quale sia il vantaggio, mentre la fregatura è evidente: si resta a piedi.
4) Indennità. La proposta è di estenderne la durata a 2 o 3 anni aumentandone (non si sa di quanto) l’entità. I vantaggi che ci raccontano: mentre oggi dura 12 mesi (over 50) o 8 mesi e vale tra il 60% (primi 6 mesi) e il 40% (dal 9° al 12° mese) della retribuzione con tetto massimo iniziale di 900€, nel futuro sarà più bella e permetterà di spendere e così contribuire ad alzare il livello dei consumi. La fregatura: non prevede nessun legame di lavoro con l’impresa licenziataria e sarà sempre una miseria. 

- Intanto questo è il contesto reale in cui si sviluppano questi dibattiti, le cui conseguenze sono destinate a pesare da subito su centinaia di migliaia di lavoratori. Ecco un breve articolo riepilogativo dei tavoli aperti al Ministero dello Sviluppo economico: Il 2012 si presenta: 40mila posti a rischio. 

Questo studio della CGIL riassume invece molto bene le tipologie di contratto attualmente vigenti e soprattutto le loro applicazioni. Lavoro: 46 forme contrattuali esistenti, portarle a 5. Studio dipartimento mercato lavoro. Il problema semmai è nella conseguenza politica che ne trae la CGIL, che vorrebbe contrattare le briciole sul “contratto prevalente” che però, in questa veste ancora molto fumosa sembra essere né più né meno che il vecchio contratto di inserimento (con il piccolo dettaglio che però nel contesto attuale servirebbe a dismettere ancora di più il tempo indeterminato). In ogni caso il Governo Monti punta, con incontri separati, a diminuire le possibilità di manovra ed i margini di contrattazione per la CGIL. Per il sindacato concertativo, come è già avvenuto per la FIOM sotto il ricatto Marchionne, si pone ormai sempre più la domanda: “da che parte volete stare?”. 

- Infine un utile articolo dalla rivista Senza SosteDanimarca e flexicurity: quello che Ichino e altri non ci raccontano. Giusto per capire alcune fandonie che ci stanno raccontando, soprattutto a sinistra, sulla tanto decantata flexsecurity danese, che dovrebbe riuscire nel miracolo di conciliare crescita e ricchezza dei capitalisti con rispetto dei lavoratori.



                                                                       Di:  Clash Worker

giovedì 5 gennaio 2012

Che doni mettere dentro la calza della befana?? Ecco il consiglio dei pedagogisti




Cosa mettere dentro la calza della befana?
Domanda non semplice da rispondere, in quanto con tutte le abbuffate che abbiamo vissuto sotto questo periodo natalizio, scegliere i doni giusti, senza rinunciare al gusto della calzetta golosa, non è sempre semplice.
Ma ecco che arriva in vostro soccorso il consiglio di una pedagogista Elisabetta Scala, coordinatrice nazionale del Moige, che mette in guardia i genitori dall' evitare il più possibile gli eccessi poichè i bambini hanno già ricevuto, in media, molte sorprese per il Natale, sia giocattoli che altro, e quindi quella della Befana dev’essere l’occasione per un dono più “modesto“, magari anche solo qualche dolcetto:
“Per tradizione – ricorda la dott.ssa Scala – la Befana porta leccornie e piccoli doni, quelli che, appunto, entrano nella calza”. Perciò, la morale è proprio quella di: “Non esagerare”. Oltre ai dolcetti, come il tradizionale e delizioso carbone dolce, l’esperta suggerisce: “Un regalo tipico è il cappello con i guantini coordinati. Solo pensierini. Soprattutto alla luce dell’abbuffata di regali che per molti bambini c’è stata per Natale”.
A proposito di carbone, invece, la dott.ssa Scala avverte che: “Se c’è, deve essere poco, mai trasformarsi in una punizione. A punirli, infatti, non deve certo essere la Befana”.
Anche perché trovare soltanto carbone, magari neppure buono da sgranocchiare, potrebbe rivelarsi un vero trauma anche per il bambino più “monello”. A meno che, come consiglia la pedagogista, non venga “reinterpretato”: “Se il carbone entra in casa deve trasformarsi in un gioco: ad esempio consegnarne pezzi veri per poi tirare fuori la calza con i dolci e i doni”.
Insomma, spaventarli giusto un pochino per poi passare al regalo vero, che tutto stempera e addolcisce. Ma soprattutto, e questo ultimo consiglio lo facciamo volentieri nostro: “L’Epifania, comunque, è una tradizione tutta italiana che va preservata”. Befana inclusa, affinché i piccoli: “continuino a credere nell’incanto delle fiabe“.
Siete d' accordo?
E dopo questi ultimi consigli, vi auguro una golosissima ma "salutare" Epifania Amici!

martedì 1 novembre 2011

Quando lavoratori e studenti si incontrano... MAGNAMMECE O' PADRONE!

MARTEDÌ 8 NOVEBRE - ORE 17
AULA MATTEO RIPA- PALAZZO GIUSSO
UNIVERSITA' ORIENTALE (largo san giovanni maggiore pignatelli)


gli studenti incontrano e discutono con i lavoratori di: 
Alenia, ANM, Ansaldo Breda, Città della Scienza, ex-Ergom (Magneti Marelli), Eutelia, Fiat Pomigliano, Ixfin, Irisbus, Lear, Museo Madre, Napoletana Gas, Coord. Precari Scuola, SEPSA, Telecom
a seguire

 
CENA SOCIALE  per la cassa di resistenza dell'IRISBUS e musica popolare

Lo possiamo dire: siamo in guerra! In questi giorni l'Italia ha ricevuto un vero e proprio ultimatum dall'Unione Europea, e il Governo ha risposto promettendo un massacro sociale, politiche di austerity, con innalzamento dell'età pensionabile, attacco ai diritti, diminuzione dei salari… L'unica via rimasta sembra essere l'emigrazione!
È giunto il momento di reagire! Dobbiamo avviare una forte mobilitazione che spinga chi ci comanda a ritirare le misure che ha previsto. Ma per farlo dobbiamo iniziare a incontrarci ed a mettere in comunicazione le lotte: in questi anni gli studenti sono scesi in piazza in migliaia, anche in maniera decisa, ma non hanno ottenuto il blocco della riforma Gelmini, anche perché non sono riusciti a coinvolgere tutta la società ed a far capire l'importanza della loro battaglia per un'istruzione pubblica e di massa. D’altro canto, le vertenze dei lavoratori sono rimaste chiuse nel perimetro delle diverse aziende. Se però i percorsi di lotta si intrecciassero, forse potremmo riuscire, a partire da Napoli, a invertire la rotta della frammentazione e delle sconfitte…

È una guerra che non abbiamo voluto noi, ma che ora dobbiamo combattere! Per questo diciamo:

- No alla retorica dello “scontro generazionale”: a chi vuole farci credere che i problemi dei giovani siano causati dai “privilegi” dei più grandi. Dobbiamo lottare insieme per difendere diritti acquisiti con le lotte e renderli patrimonio comune!
- No alle privatizzazioni! Da un lato si svende il patrimonio pubblico e dall’altro si sfrutta il calderone “crisi” per aprire aziende e servizi pubblici ai capitali privati.
- No ai licenziamenti! È assurdo che oggi chi ha un lavoro si ammazza di fatica e chi non ce l'ha si uccide per la disperazione! Lavoriamo meno, lavoriamo tutti!
- No al Piano Marchionne, modello perverso delle relazioni industriali, modello si sfruttamento schiavistico che tutti i padroni vogliono adottare.
- Sì all’aumento dei salari, alla fine dei contratti “atipici”, al trasporto pubblico, a servizi sociali funzionanti, al diritto all’istruzione, a piani per gli alloggi popolari...

Non siamo noi a dover fare ancora sacrifici! Iniziamo un percorso di lotta comune, per evitare la distruzione del paese e del nostro futuro, per iniziare a far pagare chi non ha mai pagato, per far rispettare i diritti dei lavoratori e attaccare invece i privilegi dei ricchi e dei padroni!




Creato da:

lunedì 31 ottobre 2011

LA RIVOLUZIONE PACIFICA E' POSSIBILE


ORA DI BASTA!!!!

PANE SAPERE LIBERTA' !!!



LA RIVOLUZIONE PACIFICA E' POSSIBILE 1

Storie di ordinaria rivoluzione: nessuna notizia dall'Islanda?

Ecco brevemente la cronologia dei fatti:


2008
- A Settembre viene nazionalizzata la più importante banca
dell'Islanda, la Glitnir Bank. La moneta crolla e la Borsa
sospende tutte le attività: il paese viene dichiarato in
bancarotta.


2009
- A Gennaio le proteste dei cittadini di fronte al
Parlamento provocano le dimissioni del Primo Ministro Geir
Haarde e di tutto il Governo - la Alleanza Social-Democratica (
Samfylkingin) - costringendo il Paese alle elezioni anticipate.La situazione economica resta precaria. Il Parlamento propone
una legge che prevede il risanamento del debito nei confronti
di Gran Bretagna e Olanda, attraverso il pagamento di 3,5
MILIARDI di Euro che avrebbe gravato su ogni famiglia
islandese, mensilmente, per la durata di 15 anni e con un tasso
di interesse del 5,5%.


2010
- I cittadini ritornano a occupare le piazze e chiedono a
gran voce di sottoporre a Referendum il provvedimento
sopracitato.


2011
- A Febbraio il Presidente Olafur Grimsson pone il veto
alla ratifica della legge e annuncia il Referendum consultivo
popolare. Le votazioni si tengono a Marzo ed i NO al pagamento
del debito stravincono con il 93% dei voti. Nel frattempo, il
Governo ha disposto le inchieste per determinare giuridicamente
le responsabilità civili e penali della crisi. Vengono emessi i
primi mandati di arresto per diversi banchieri e mem! bri
dell'esecutivo. L'Interpol si incarica di ricercare e catturare
i condannati: tutti i banchieri implicati abbandonano
l'Islanda. In questo contesto di crisi, viene eletta
un'Assemblea per redigere una Nuova Costituzione che possa
incorporare le lezioni apprese durante la crisi e che
sostituisca l'attuale Costituzione (basata sul modello di
quella Danese). Per lo scopo, ci si rivolge direttamente al
Popolo Sovrano: vengono eletti legalmente 25 cittadini, liberi
da affiliazione politica, tra i 522 che si sono presentati alle
votazioni. Gli unici due vincoli per la candidatura, a parte
quello di essere liberi dalla tessera di qualsiasi partito,
erano quelli di essere maggiorenni e di disporre delle firme di
almeno 30 sostenitori. La nuova Assemblea Costituzionale inizia
il suo lavoro in Febbraio e presenta un progetto chiamato Magna
Carta nel quale confluiscono la maggiorparte delle "linee
guida" ! prodotte in modo consensuale nel corso delle diverse
assemblee popolari che hanno avuto luogo in tutto il Paese. La
Magna Carta dovrà essere sottoposta all'approvazione del
Parlamento immediatamente dopo le prossime elezioni legislative
che si terranno.

LA RIVOLUZIONE PACIFICA E' POSSIBILE.



I cittadini islandesi sono riusciti a dare una lezione di
Democrazia Diretta e di Sovranità Popolar! e e Monetaria a tutta
l'Europa, opponendosi pacificamente al Sistema ed esaltando il
potere della cittadinanza di fronte agli occhi indifferenti del
mondo.


Siamo davvero sicuri che non ci sia "censura" o manipolazione
nei mass-media?


Il minimo che possiamo fare è prendere coscienza di questa
romantica storia di piazza e farla diventare leggenda,
divulgandola tra i nostri contatti. Per farlo possiamo usare i
mezzi che più ci aggradano: i "nostalgici" potranno usare il
telefono, gli "appassionati" potranno parlarne davanti a una
birra al Bar dello Sport o subito dopo un caffè al Corso. I più
"tecnologicamente avanzati" potranno fare un copia/incolla e
spammare questo racconto via e-mail oppure, con un semplice
click sui pulsanti di condivisione dei Social Network in fondo
all'articolo, lanciare una salvifica catena di Sant'Antonio su
Facebook, Twitt! er, Digg o GoogleBuzz. I "guru del web" si
sentiranno il dovere di riportare, a modo loro, questa
fantastica lezione di civiltà, montando un video su YouTube,
postando un articolo ad effetto sui loro blog personali o
iniziando un nuovo thread nei loro forum preferiti.

L'importante è che, finalmente, abbiamo la possibilità di
bypassare la manipolazione mediatica dell'informazione ed
abbattere così il castello di carte di questa politica
bipartitica, sempre più servile agli interessi economici delle
banche d'affari e delle corporazioni multinazionali e sempre
più lontana dal nostro Bene Comune.

venerdì 28 ottobre 2011

Riunione in prefettura: tante incertezze.







Lino Catuogno: perche?




Rolando Cardone: I fondi per le casse in deroga per completare l'anno, mentre ci sono scompaiono e tutto si 


rimanda sempre a nuove date, ultima il 7 novembre.I carichi per il cantiere sono solo confermati nella forma 


attuale fino ad arrivare ad un'anno,anzi, Fincantieri afferma che Castellammare nel contesto nazionale è il terzo 


ad avere il carico maggiore. Il protocollo si firmerà entro la prima settimana di novembre questo lo dice il 


M.I.S.E, dove all'interno c'è tutto quello prodotto in quest'ultimo anno con le lotte dei lavoratori. Comunque ci 


sono anche preoccupazioni per i dipendenti diretti, a Gennaio se no forse a Marzo si va verso la scadenza della 


deroga, si presume Cigs e Mobilità?






Salvatore DI Martino: cassa integrazione ? mobilità ? no grazie , sono un lavoratore , e l obbiettivo primario è il 


lavoro , nella città dove sono nato e non vivo , per poter veder crescere i miei figli senza avere un giorno il 


rimpianto di aver speso una vita lontano da loro per un parola pronunciata piu volte negli ultimi tempi : 


SOPRAVVIVENZA!!! ma la lotta deve continuare tenendo presente che le battaglie si vincono con i soldati , 


che a loro volta formano eserciti ecc... ! BARCOLLIAMO MA NON MOLLIAMO !

giovedì 27 ottobre 2011

Irisbus: i lavoratori resistono e si organizzano. E il sindacato? 5 domande a CGIL-CISL-UIL-UGL


La lotta tra FIAT e operai all'IRISBUS sta conoscendo, proprio in queste ore, momenti di forte tensione. L'azienda ha infatti deciso di utilizzare anche la armi più sporche che ha a disposizione nel tentativo di spezzare la resistenza operaia. Dapprima la provocazione della notte tra il 14 ed il 15 ottobre quando, dopo un accordo raggiunto con i sindacati proprio la sera del 14, tentò di far uscire dalla fabbrica una ventina di autobus ancora da completare; e, nei giorni successivi, provvedimenti repressivi contro una decina di operai, colpevoli di aver intralciato il piano di chiusura della FIAT, impedendo l'uscita degli autobus.
In questo scenario che ruolo sta avendo il sindacato? Funziona come organizzazione al servizio delle lavoratrici e dei lavoratori o risponde ad altre finalità? Dalle cinque domande, scritte dai lavoratori in lotta di loro pugno ed indirizzate ad alcune delle principali centrali sindacali del nostro paese, emerge un quadro tutt'altro che esaltante. Un sindacato che in molti casi è accusato di essere assente (tanto a livello locale quanto a quello nazionale), se non peggio. Senza una proposta e senza un disegno strategico capace di contrastare i progetti della controparte. E che lascia aperto più di un interrogativo.
Per fortuna le operaie e gli operai dell'Irisbus non hanno atteso il sindacato per condurre la lotta. Probabilmente è stato proprio grazie a questo comportamento, alla fedeltà al principio del “non delegare”, se sono riusciti finora a portare avanti una battaglia che dura già da più di 110 giorni.

5 domande a CGIL-CISL-UIL-UGL

Dopo più di cento giorni trascorsi dinanzi ai cancelli dell’Irisbus di Valle Ufita si impongono alcune inquietanti domande alle confederazioni sindacali irpine e nazionali.
Anche alla luce di ciò che in queste ore sta accadendo: lettere di prelicenziamento ai lavoratori, dichiarazione di Marchionne ecc.
1) Perché dinanzi ai cancelli dello stabilimento non c’è mai la presenza di un sindacalista esterno?
Nonostante loro stessi hanno continuato a raccomandare pubblicamente ai lavoratori persino Domenica 23/10/2011 di continuare il presidio ai cancelli. Si risponde che l’Irpinia è attraversata da mille vertenze. Non c’è dubbio. Non ci sfiora l’idea che bisogna far mancare ad altri lavoratori la necessaria assistenza, ma è indubitabile che la vertenza Irisbus si impone per la qualità degli interlocutori e per la quantità di lavoratori coinvolti. Ed allora perché?
2) Perché la Fiat tenta di far uscire i pulmans dallo stabilimento il giorno dopo l’incontro con le OO. SS. all’Unione degli Industriali?
Un incontro avviatosi in un clima di festose relazioni e conclusosi con l’obiettivo comune di abbassare i toni. Il giorno dopo si consumava la provocazione della Fiat. Perché? C’era, forse, un tacito accordo? Uno scambio?
3) Perché, dopo 100 giorni, i segretari generali nazionali delle grandi confederazioni non si sono visti dinanzi ai cancelli dell’Irisbus?
In più di tre mesi il tempo per incontrare i lavoratori si sarebbe potuto e dovuto trovare soprattutto alla luce delle nove lettere di “prelicenziamento”.
E allora perché? Considerano questa vertenza e il mezzogiorno una trincea non più difendibile?
4) Perché le OO. SS. non chiariscono una volta per tutte come, dove intendono condurre e indirizzare questa vertenza?
Non c’è stata, da parte delle OO. SS., lo straccio di una proposta, l’apertura di un tavolo in grado di incanalare il conflitto e portarlo a risultati accettabili.
Da mesi ascoltiamo e leggiamo solo dichiarazioni che scaricano il peso della vertenza sull’assenza della cosiddetta “politica”.
Non c’è dubbio che i partiti, istituzioni nazionali e regionali stanno dimostrando tutta la loro pochezza, ma le OO. SS. – uniche destinatarie della rappresentanza operaia – hanno il dovere di avanzare una proposta. Se non ora, quando?
5) Quali sono gli obiettivi che le OO. SS. intendono raggiungere?
Non sono per nulla chiari e in questa assenza di prospettiva la Fiat sta mettendo in campo tutta la propria potenza nel tentativo di fermare, dividere, smembrare la tenuta dei lavoratori.
Perché insomma e per concludere non c’è una risposta altrettanto efficace da parte delle OO.SS.
Flumeri 26 ottobre2011
I lavoratori della Irisbus

domenica 16 ottobre 2011

Valentina da Miss Stabia alle passerelle dell'alta moda





Da:Corritopolino@libero.






Il lavoro è dignità non è carità

Sicuramente quello che succede nei vari consigli comunali di Castellammare in quest'ultimo periodo non si può dire che è proprio consono al luogo che esso dovrebbe rappresentare, ma dal tronde dove è luogo più appropriato quello del consiglio dove poter dire al Sindaco ciò che i lavoratori hanno bisogno. Certo che fraintendere o meglio ancora insultare le posizioni dei uni o degli altri è proprio inaccettabile, affrontare cosi, è disprezzare cosi, cosa possa rappresentare il sindacato in mezzo ai lavoratori e la frustrazione di colui che si è reso inefficiente alla richiesta dei lavoratori e per trovare scappatoie al suo fallimento insulta politicamente e culturalmente le persone che al contrario di lui sono veri uomini, ma sopratutto veri lavoratori.


Io credo anzi sono fermamente convinto che il sign. Luca Ruocco rappresentante sindacale dei lavoratori dell'ex A.V.I.S, perché è stato eletto dai lavoratori, come prima cosa è stato fin troppo onesto a cercare in tutti i modi possibili di avere un dialogo con questa Amministrazione o con chi li capeggia, e non andato fra i giornali locali ad invaiare le posizioni del Sindaco nei confronti di quei lavoratori, anzi tutta al più a cercato in tutti i modi di far capire a chi e inesperto, Assessore al Lavoro dr.ssa Angiò di materia, cosa siano le procedure e quale può essere più appropriato percorso che i lavoratori di quell'aria possono affrontare. Ma nel dire che sia un menzognero o peggio ancora far credere che dietro all'onesta persona del sig.n Ruocco ci sia una qualche strumentalizzazione di forza politica avversa siamo proprio alla frutta.

Siamo al ridicolo di un fallimento politico di un'uomo che ha fatto di una Castellammare invasa si dai problemi del lavoro una vera è propria vertenza senza via di uscita. Se poi la via di uscita la si deve accettare solo perché lui e il podestà allora sarà peggio nel fomentare il vero percorso.
Castellammare a bisogno di risposte certe, concrete è immediate. La politica anche quella più subdola deve fare molto attenzione a ciò che crede di fare del mondo del lavoro stabiese, alle sue collocazioni e alle tanto attese risposte che le centinaia e migliaia di lavoratori aspettano da diverso tempo.

Colmi