FOTO DI STABIA

sabato 17 settembre 2011

Sciopero dei comuni contro la manovra, Bobbio dice no

Sciopero dei comuni contro la manovra, Bobbio dice noIl 15/09  i comuni hanno scioperato in segno di protesta contro i tagli ai fondi destinati agli enti come ha stabilito la manovra del governo, linea che l’Anci, presieduta in Campania dal sindaco di Portici Vincenzo Cuomo, ha deciso di perseguire per evitare ulteriori tasse ai cittadini. Si tratta di una decisione che però non trova d’accordo tutti i sindaci, tra questi il primo cittadino di Castellammare di Stabia Luigi Bobbio che ha dichiarato in una nota: “Non intendo aderire per nessuna delle motivazioni addotte e in nessuna forma al cosiddetto sciopero dei sindaci proclamato dall’Anci. Non ritengo di stracciarmi le vesti per i tagli alle rimesse governative, convinto come sono che anch’essi rappresentano uno strumento utile per poter finalmente mettere in campo modelli virtuosi di gestione degli Enti locali. Non mi piacciono i continui tentativi di ricerca del consenso a qualunque costo, anche attraverso la difesa di stili di amministrazione locale troppo spesso basati sullo sperpero, e quelli di scavalcamento a sinistra, nell’attacco al Governo, anche da parte di alcuni sindaci di centrodestra, tanto più se iniziative del genere sono animate o volute dai purtroppo ancora numerosi adepti del partito della spesa e del partito del consenso raggranellato con essa”.

Fincantieri: Fim, Fiom e Uilm a Romani, riconvocare tavolo nazionale

Fim, Fiom e Uilm stanno preparando una lettera da inviare al ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, sulla vertenza Fincantieri. Secondo quanto apprende Radiocor, le sigle metalmeccaniche hanno intenzione di sollecitare la convocazione urgente del tavolo nazionale di confronto. I sindacati infatti vorrebbero che la discussione sul futuro industriale e occupazionale dei singoli siti non si limitasse al livello di tavoli locali ma si riportasse al piano di confronto nazionale, come era stato concordato nell'incontro del 3 giugno, quando i vertici del gruppo navalmeccanico aveva annunciato il ritiro del piano industriale.

Indignatevi!!

Hanno il coraggio di raccontarci che lo Stato non è più in grado di sostenere i costi di queste misure per i cittadini. Ma com'è possibile che oggi manchi il denaro necessario a salvaguardare e garantire nel tempo tali conquiste, quando dalla Liberazione, periodo che ha visto l'Europa in ginocchio, la produzione di ricchezza è considerevolmente aumentata? Forse perché il potere dei soldi, tanto combattuto dalla Resistenza, non è mai stato cosi grande, arrogante, egoista con i suoi stessi servitori, fin dalle più alte sfere dello Stato. Le banche, ormai privatizzate, dimostrino di preoccuparsi anzitutto dei loro dividendi e dei stipendi vertiginosi dei loro dirigenti, non certo l'interesse generale. Il divario tra i più poveri e i più ricchi non è mai stato cosi significativo; e mai la corsa al denaro, la competizione, erano state a tal punto incoraggiate.


sabato 3 settembre 2011

L'italia e la sua manovra


Dal 94' ad oggi si è perso il blocco sociale democratico che deteneva questo governo di centro destra,la lega non è più un solo corpo ma sono più corpi. Lo stesso Pdl tiene la sua scissione con il Fli. Ma questo governo ai suoi inizi nel cuor suo pensava di diventare attraverso il premier un Governo "diddatore", anche Indro Motanelli lo diceva.
Ma la sinistra può essere alternativa? O non esiste la sinistra, con tutti questi fallimenti interni a partire da Rifondazione Comunista al PD. Ma quale può essere l'alternativa a questo Governo?
Se si basa su consensi del 2001, ora si sta solo pagando uno scotto che alle lunghe e ricaduto sul popolo. Ma alla fine, l'Italia non si può tenere in Europa con i soli numeri pari dei due schiarimenti, ma bisogna tenerla con progettualità alla pari degli altri paesi. Io mi auguro che questo governo o chi forse lo sostituirà non porterà gli italiani verso un fallimento dell'euro attuando una manovra che sia solo un'alibi per annullare i debiti verso le banche, mentre la verità non è lontano dalla recessione di un paese. 




venerdì 2 settembre 2011

La Fiom espulsa


La Fiom espulsa dalla Fiat come non avveniva dai tempi del fascismo.
Gli operai della Chrysler nell'America di Obama costretti a comprare coi propri fondi pensione un posto
di lavoro con paga dimezzata e divieto di sciopero .
I giovani operai cinesi della Foxcon costretti a dichiarare, come condizione di assunzione, che
rinuncieranno a suicidarsi e che le loro famiglie in caso di suicidio non chiederanno danni all'azienda.
Milioni di lavoratori europei sbattuti su una strada dopo decenni di sfruttamento o privati delle protezioni
sociali perchè i loro soldi servono a finanziare quelle stesse banche strozzine che li impiccano a mutui
insostenibili. Mentre le giovani generazioni sono private del diritto al lavoro- o a un lavoro degno- e
persino allo studio.
Intanto milioni di migranti, in fuga dalla fame o dalla morte prodotte dallo sfruttamento occidentale delle
loro terre, trovano proprio in Occidente il bastone del ricatto e della discriminazione più odiosa, sotto la
spinta di un veleno xenofobo e reazionario che in Europa non si vedeva da quasi un secolo.
Queste nuove regole del mondo moderno- tanto esaltate dai campioni della cosiddetta "borghesia
buona"- ci parlano della crisi dell'umanità. Questa è la vera "catastrofe". La catastrofe non sta nei puri
dati economici della crisi, su cui verrò, e tanto meno nell'improbabile "crollo" del capitalismo. La
catastrofe sta nella sopravvivenza quotidiana del capitalismo: di un sistema sociale che ha esaurito ogni
funzione storica progressiva e che trascina nel proprio fallimento la condizione dell'umanità,
condannando il mondo ad una regressione storica.
Per questo la rivoluzione socialista internazionale è l'unico orizzonte realistico di progresso. E noi siamo
orgogliosi di appartenere a quella corrente rivoluzionaria internazionale che non solo non si è mai arresa
e non si arrende alle regole del mondo del capitale, ma le vuole rovesciare. Perchè l'umanità riconquisti
il proprio futuro e innanzitutto il diritto a deciderlo.Perchè se i Marchionne hanno bisogno degli operai, gli
operai non hanno bisogno dei Marchionne.  

di ROLANDO CARDONE

L'assemblea dei lavoratori


L'assemblea inizia con un intervento introduttivo che delinea l'attuale fase politica.
Elemento centrale di partenza è la crisi economica che sancisce o meglio aggrava l'irreversibilità del fallimento del sistema capitalistico.
Una crisi globale , derivante da un non lontano 2007 , che ha visto il salvataggio del sistema bancario , entrando perfino in contaddizione
con gli stessi principi liberisti, da parte degli stati cosiddetti "sovrani". Siamo arrivati al 2011 ma a dispetto delle parole di Berlusconi, nelle quali
si diceva che la crisi era ormai un ricordo lontano , non ci sono stati segnali di ripresa in quanto il debito del sistema finanziario bancario è stato trasferito
ai debiti pubblici degli stati che ora rischiano seriamente di implodere(vedi la Grecia) nelle mani delle banche strozzine che detengono la stragande maggioranza dei debiti sovrani. Per questo motivo non c'è da sorprendersi se questa ultima manovra che il governo sta portando a termine , abbia come vero obbiettivo il pagamento dei debiti nei confronti degli istituti di credito internazionali. D'altronde queste scure che si abbatteranno sulle classi meno abbienti vedranno una macelleria sociale di un sistema , il cosidetto welfare state, già in profonda crisi in tutti i suoi settori(sanità, trasporti, scuola,pubbl. amminist, sistema assistenziale ect).
La risposta delle cosidette forze poltiche di opposizione istituzionale vede il lampante compromesso che si cerca a tutti i costi di ottemperare , pur di salvare gli interessi degli stessi settori confindustriali ed addirittura con le stesse forze politiche reazionarie della destra.
Ancora piu gravi sono le balbettanti risposte di Fds e di Sel che invece di distanziarsi completamente dalle politiche del Pd , cercano in tutti i modi di barattare, chi con piu credibilità e chi meno, un posto istituzionale nel futuro governo del centro sinistra post Berlusconi . Insomma si svendono per un piatto
di fagioli! Inoltre la crisi non investe solo il mondo politico ma investe ma è presente anche in quello sindacale. Criminoso è stato l'accordo del 28 Giugno che ha visto la Cgil, targata Camusso, vendere su un piatto d'argento tutte le conquiste del movimento operaio, firmando un accordo con la Confidustria e i suoi vassalli Cisl, Uil e Ugl. Ebbene dobbiamo tener presente che affermare con grande forza che in questo attuale momento non si può piu delegare le decisioni e i compromessi alle burocrazie sindacali , anzi si deve combattere per affermare la prospettiva di una rappresentanza sindacale dal basso che veda il grande protagonismo dei lavoratori per la salvaguardia dei propri posti di lavoro ed adoperare tecniche di lotta come le occupazioni ora piu che mai fondamentali.
Per questo motivo si deve mirare all'autorganizzazione ed alla formazione di una piattaforma programmatica che sappia rivendicare una grande assemblea
di tutte le forze che subiscono i costi della manovra , al di là delle proprie sigle sindacali di appartenenza.

Per quanto riguarda lo Sciopero Generale del 6 Settembre indetto sia dalla Cgil che dai sindacati di base su due piattaforme programmatiche completamente differenti, infatti quella sottoscritta dalla burocrazia Cgil non mette in discussione gli accordi del 28 Giugno e cerca in tutti i modi
di chiudere tutte le valvole di sfogo che possono aprirsi quando la manovra prenderà corpo. Altro punto centrale che la burocrazia Cgil si appresta a
fare è quella dell'acconsentimento dell'investitura che si vuole consegnare al prossimo governo tecnico di centro sinistra che avrà la benedizione di una larga parte della Confindustria e dei banchieri. Dall'altro campo , ossia da quello del sindacato di base, se si può considerare un passo avanti la volontà di manifestare lo stesso giorno (anche se in piazze diverse) dimostrando un'unità anche fra le stesse componenti (Usb,Slai Cobas, Cobas Confederazione, Orsa, Snater ect) , dobbiamo tener presente che la straordinaria violenza del padronato non permette la frammentazione dello stesso movimento di lotta dei lavoratori, per questo motivo combattiamo tutti i settarismi della varie burocrazie che tendono ad isolarsi dai lavoratori della Cgil ed a questi ultimi dobbiamo far capire che solo l'unità , la radicalità nelle lotte contro padroni e burocrazie può portare risultati concreti. Alla violenza del padronato si deve rispondere con un violenza contraria ed opposta dei lavoratori sotto le insegne degli insegnamenti rivoluzioni capaci di saper strappare veri risultati.

domenica 28 agosto 2011

MALEDETTO L A D R O ! ! !

L’avvocato Felice Crosta si è battuto per un paio d’anni, ma alla fine è riuscito nel suo intento. L’ex presidente dell’agenzia dei Rifiuti potrà godersi una pensione d’oro, ben 1.369 euro al giorno. Attenzione:non al mese, al giorno. E’ questo il contenuto della sentenza pronunciata dalla Corte dei Conti. Insomma, in tempi di tagli alle spese, suona alquanto strano e soprattutto contraddittoria questa notizia. Tuttavia, Crosta insiste dicendo che quei soldi gli spettano e che non voleva rinunciarvi. Infatti, ciò era stato previsto da una legge della Regione siciliana, la quale era stata oggetto di approvazione ai tempi del governatore Cuffaro. Facendo due conti, Crosta riceverà una pensione mensile che si aggira a cifre record, ben 41.600 euro lordi. Facendo un paragone, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano percepisce un’indennità annuale di circa 220 mila euro, oppure facciamo l’esempio di Carlo Azeglio Ciampi, il quale prima di entrar a far parte del Quirinale, si fece garantire una pensione mensile di 34 mila euro. E’ possibile aggiungere che in base ai dati forniti da l’Espresso nel 2008, agli ex presidenti della Consulta, Romano Vaccarella e Gustavo Zagrebelsky, erano state attribuiti assegni di quiescenza pari a 25.097 e 21.332 euro ogni mese. In pratica, in base a questi dati Felice Crosta si appresterebbe a ricevere la medaglia d’oro del dipendente pubblico più pagato all’interno del territorio italiano. Inoltre, ha conquistato un altro record, ebbene sì, ha sfondato il tetto ai trattamenti previdenziali «obbligatori» che era stato previsto nell’ottobre del 2003 da parte del consiglio dei ministri: 516 euro al giorno. Durante il corso degli ultimi dieci anni, Crosta ha cercato di gestire il problema dell’emergenza rifiuti in Sicilia. Anche se pare non sia riuscito a risolverla del tutto: gli Ato, cioè gli organismi incaricati di garantire il servizio di raccolta e smaltimento, hanno messo da parte un debito che si aggira ad un miliardo di euro, in più la gara per i termovalorizzatori è stata oggetto di annullamento con un provvedimento emesso da parte dell’Unione europea e i cassonetti strabordanti vengono paragonati a quelli presenti in Campania. Anche se gli insuccessi non sono di certo mancati per Crosta, nel marzo del 2006 l’ex governatore Salvatore Cuffaro ha deciso di concedergli dei compensi alle stelle, cifre che hanno sfiorato i 460 mila euro. La notizia dell’assegno mensile record non ha certo ricevuto ampi consensi, specialmente da Raffaele Lombardo, a capo della Regione Sicilia. In più, oltre alla beffa anche il danno, difatti oltre all’assegno mensile, l’ente si vedrà costretto a riconoscere a Crosta circa un milione di arretrati e la somma circa la rideterminazione del Tfr. Inizialmente, l’amministrazione aveva riconosciuto solamente 219 mila euro all’ex presidente, così Crosta si era rivolto alla Corte dei Conti al fine di ottenere il riconoscimento del suo diritto. In alcune dichiarazioni rilasciate da Crosta, l’ex dirigente ha affermato che quel denaro non è di certo un regalo, ma la giusta retribuzione per un lavoro che ha avuto la durata di ben 45 anni. L’unica chance rimasta alla Regione siciliana attualmente con i conti in rosso (ben due miliardi di deficit) è quella di proporre appello contro la sentenza pronunciata dalla Corte dei conti. La pensione di Crosta risulta essere l’ennesimo peso aggiunto alla spesa previdenziale, infatti sono oltre 560 i milioni da pagare per garantire le pensioni ad un’armata di ex dipendenti (14.917). Queste spese a cui la Regione siciliana deve far fronte, pesano tutte su di essa, dato che non ha ancora attivato un fondo quiescenza, anche se lo ha istituito per legge. In più, la Regione sta continuando a fornire pensioni a tutti quelli che riescono a dare prova di avere un parente infermo di cui prendersi cura. Questa rappresenta un’estensione della legge n. 104, che ha premiato ben 700 impiegati andati a riposo con 25 anni di anzianità (per le donne sono sufficienti 20). Situazione di cui ha profittato anche l’ex segretario generale Pier Carmelo Russo, il quale a dicembre, in seguito al pensionamento, ha ottenuto la carica di assessore regionale da parte del govenatore Lombardo.

domenica 14 agosto 2011

Napoli corsaro a Maiorca. Zuniga gol, Rosati un muro. Video



Il progetto Napoli continua a convincere. L’undici di Mazzarri esce vittoriosa e promossa dall’impegno europeo contro il Maiorca destando un ottima impressione sia per la forma fisica generale che per la qualità del gioco. I partenopei senza Lavezzi e Cavani e con molte riserve in campo comandano il gioco per lunghi tratti dell’incontro avvicinandosi al gol con Campagnaro, positivo il suo rientro, e Lucarelli e lo trovano con il jolly Zuniga bravo a finalizzare di testa una bella azione di Dossena e Mascara.

Quando la condizione cala e il Maioca diventa padrone dell’incontro il Napoli è bravo a far muro e ad uscirne vittorioso è sicuramente Rosati, arrivato come vice De Sanctis, l’ec portiere salentino dimostra tutte le sue qualità confortando la scelta di Bigon e De Laurentiis di affidarsi a lui. Il prossimo impegno in terra iberica per la truppa di Mazzarri sarà l’entusiasmante confronto del Camp Nou contro il Barcellona nel Gamper











venerdì 12 agosto 2011

LA RIVOLTA DI LONDRA SIA D'AMMONIMENTO A QUEI MINISTRI ITALIANI CHE OFFENDONO CHI SOFFRE

 
In molti ricorderanno le rassicuranti parole del Presidente del Consiglio Italiano Silvio Berlusconi, di alcuni ministri del suo governo e rappresentanti della maggioranza, quando nel 2008 la tempesta finanziaria investì i mercati di tutto il mondo: in coro unanime invitavano all’ottimismo dichiarando che il sistema bancario italiano era solido, che il governo stava seguendo con attenzione gli sviluppi della situazione e aveva già pronte misure per arginare eventuali danni che la crisi avrebbe potuto comportare al paese! A distanza di tre anni, a nostre spese stiamo scoprendo che non solo la crisi del 2008 era un dolce preludio al disastro finanziario in corso, ma che l’Italia è a un passo dal baratro economico e c’è voluto l’intervento congiunto della Banca Centrale Europea, di Germania e Francia per obbligare il governo italiano a rivedere la manovra economica, anticipando il paraggio di bilancio al 2013, onde evitare che anche l’Italia, come la Grecia, andasse in bancarotta tirandosi appresso tutti i paesi dell’eurozona. Per anticipare di un anno il pareggio bilancio occorre però trovare subito 20 miliardi di euro e, come accade sempre in situazioni simili, il governo non avrebbe  saputo trovare altra alternativa se non quella di “massacrare” lo stato sociale, in particolare le pensioni, sia quelle di anzianità che di invalidità. Senza intaccare minimamente i privilegi dei parlamentari, - alimentando l’antipolitica nei cittadini – né toccare gli interessi delle classi più abbienti, forse perché, come incautamente si lasciò sfuggire un ministro dell’attuale governo, sono quelle che votano per il centrodestra.
Nell’attesa dell’imminente incontro tra il Premier e le parti sociali in cui il governo illustrerà dettagliatamente i provvedimenti varati per arginare la crisi, considerando l’elevata percentuale di giovani disoccupati nel nostro paese, guardando ai drammatici disordini in corso a Londra e in altri quartieri della capitale dove una gioventù senza futuro sta platealmente manifestando il proprio disagio interiore mettendo a ferro e fuoco la capitale inglese prendendo come pretesto la morte di un rapinatore di colore ucciso dalla polizia durante un inseguimento, sarebbe il caso che l’esecutivo prestasse maggior attenzione a risolvere il dramma dell’occupazione giovanile, e più in generale  quello del lavoro, anziché applicarsi con tutte le forze a sua disposizione per risolvere,  modificando con una sequela di decreti legge l’attuale legislazione in corso, i guai giudiziari del Premier e di alcuni suoi fidi perché, quando l’acqua arriva alla gola, anche in un  paese solitamente tranquillo come il nostro, dove al massimo si scende in piazza per reclamare un diritto sancito dalla Costituzione, non si può escludere che a qualche testa calda non venga la “brillante idea” di riproporre a Roma quanto sta avvenendo a Londra perché stanco di ingoiare bocconi amari, di nutrirsi d’aria fritta mentre chi comanda sa solo invitare all’ottimismo, fare promesse per poi mangiare a sbafo senza alcun pudore e considerazione per chi patisce la fame, in alcuni casi offendendolo addirittura come in più di un’occasione ha fatto il Ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta che giunse a definire i precari siete l’Italia peggiore! Se quest’Italia peggiore si stancasse d’essere offesa da chi dovrebbe tutelarla, vi immaginate cosa potrebbe accadere? Quali potenziali bombe sociali potrebbero innescare le irresponsabili dichiarazioni di chi rappresenta le istituzioni? 

mercoledì 10 agosto 2011

Crolla il prezzo, frutta gratis anche alla Corderia di Castellammare

Crolla il prezzo, frutta gratis anche alla Corderia di Castellammare


Crolla il prezzo della frutta, Coldiretti denuncia la speculazione.
Coldiretti porta le pesche campane sulle spiagge di Capri (Marina Grande), Vico Equense (Seiano), Sorrento (San Francesco) e Castellammare di Stabia (Corderia) per un’azione di promozione e valorizzazione delle imprese e della frutta locale sottopagate a livelli insostenibili.

I prezzi della frutta estiva sono crollati alla produzione con cali che vanno dal 22 per cento per le pesche al 47 per cento dei cocomeri nella quarta settimana di luglio rispetto allo scorso anno, ma sugli scaffali per i consumatori continuano incredibilmente a salire con un aumento medio dell’1,6 per cento. Le speculazioni sulla frutta stanno mettendo, come quelli di tutta Italia, in ginocchio i produttori campani, costretti a svendere i loro prodotti di qualità pur di recuperare almeno una parte delle spese di produzione. Non sono certo i consumatori a beneficiare del crollo dei prezzi dell’ortofrutta, che continuano a pagarla a peso d’oro negli scaffali dei supermercati. E’ la denuncia di Coldiretti Napoli che ha organizzato la partenza dal porto di Napoli di un battello carico di tre tonnellate di pesche per la loro distribuzione sulle spiagge di Capri (Marina Grande), Sorrento (San Francesco), Vico Equense (Seiano) e Castellammare di Stabia (Corderia) a difesa delle imprese e della frutta sottopagata a livelli insostenibili, in un territorio simbolo dell’alimentare Made in Italy. Un modo per Coldiretti di invitare, al motto “ “Meglio regalare frutta e verdura che svenderla” i consumatori ad apprezzare e consumare frutta locale di stagione in tanti modi diversi e innovativi, valorizzando così il territorio e le sue risorse in stretto contatto con le istituzioni locali. La diffusione dei dati Istat sull’inflazione a luglio evidenziano al consumo un incredibile ulteriore aumento del prezzo medio della frutta dell’1,6 per cento su base annua, ma – denuncia la Coldiretti – mentre per i consumatori i prezzi sugli scaffali del supermercato aumentano quelli della frutta riconosciuti al produttore in campagna crollano. Si tratta del risultato – precisa la Coldiretti – delle distorsioni e delle speculazioni che si verificano nel passaggio della frutta dal campo alla tavola. A causa delle inefficienze e delle eccessive intermediazioni nel passaggio della frutta dall’azienda agricola al carrello della spesa – sottolinea la Coldiretti – i prezzi almeno triplicano, ma possono aumentare anche di 5 o 6 volte. Quest’estate si è allargata senza giustificazioni – sottolineano il presidente e il direttore di Coldiretti Napoli Filomena Caccioppoli e Prisco Lucio Sorbo – la forbice dei prezzi della frutta fresca tra produzione e consumo. Una situazione che danneggia gli agricoltori costretti a lavorare in perdita ma – precisano Caccioppoli e Sorbo – anche i consumatori che potrebbero acquistare maggiori quantità e a condizioni piu’ vantaggiose. L’iniziativa si è svolta con la piena collaborazione delle istituzioni locali. “In questo momento di crisi economica generalizzata bisogna assolutamente puntare all’affermazione di un’etica e di una responsabilità sociale delle imprese della grande distribuzione alimentare. La valorizzazione del territorio e dei prodotti agroalimentari deve essere il centro dei principi da affermare insieme alla promozione delle iniziative di sviluppo rurale e di valorizzazione delle risorse naturali locali “– ha affermato Matteo De Simone, presidente del Consiglio Comunale del Comune di Vico Equense.

“Come amministrazione non potevano non raccogliere l’appello di Coldiretti – spiega il vice sindaco e assessore all’Agricoltura di Sorrento, Giuseppe Stinga – L’evento in programma denuncia infatti una situazione di crisi che vede protagonisti gli agricoltori. Sono loro i veri custodi del paesaggio e a loro deve andare la nostra piena solidarietà. Del resto, con il Codice morale per lo sviluppo dell’economia e della cultura della penisola sorrentina nel rispetto rispetto dell’ambiente e della vivibilità dei cittadini e degli ospiti, ci siamo impegnati a sostenere l’agricoltura come attività di pubblico interesse a tutela del territorio, del suolo e delle acque. E dunque siamo presenti a qualunque iniziativa a sostegno del comparto. Sono certo che in tanti apprezzeranno l’omaggio di un prodotto fresco come la frutta per trovare sollievo in un momento caldo della giornata”.Gli esempi dei danni causati a cittadini e imprese non mancano secondo le elaborazioni Coldiretti su dati del servizio Sms consumatori del Ministero delle Politiche Agricole. Le pesche gialle – conclude la Coldiretti – vengono pagate agli agricoltori 35 centesimi al chilo, ma ai consumatori costano in media 1,9 euro al chilo con un ricarico del 413 per cento (piu’ di cinque volte), i cocomeri passano da 0,12 euro al chilo in campo a 0,6 euro al chilo sulla tavola con un aumento del 400 per cento (cinque volte ) e i meloni da 0,39 euro al chilo a 1,3 euro con un ricarico del 233 per cento (triplicano). Una situazione insostenibile nei confronti della quale sono mobilitati gli agricoltori della Coldiretti con campagne di informazione ai consumatori e distribuzione dei prodotti dell’estate. A determinare la crisi hanno concorso numerosi fattori di carattere congiunturale, ma soprattutto strutturale. A pesare è stato senza dubbio l’andamento meteorologico che ha provocato la maturazione contemporanea di produzioni diverse, ma non va dimenticata l’emergenza Escherichia Coli, il “batterio killer”, e la conseguente psicosi che hanno portato a un contenimento dei consumi. Ma sotto accusa ci sono soprattutto l’inadeguatezza delle normative comunitarie per la prevenzione e la gestione delle crisi di mercato e la distribuzione commerciale. Al di la dei fattori congiunturali, “occorre intervenire sulle strozzature e distorsioni che si verificano nel passaggio dell’ortofrutta dal campo alla tavola che sottopagano il nostro prodotto su valori insostenibili al di sotto dei costi di produzione e rendono troppo onerosi gli acquisti per i consumatori che spesso sono costretti a rinunciare ad alimenti indispensabili per la salute”, affermano Caccioppoli e Sorbo nel sottolineare che “ci vuole una assunzione di responsabilità dell’intera filiera che segue il prodotto da quando esce dall’azienda fino a quando arriva sul banco dei supermercati” perché nella forbice dei prezzi dal campo alla tavola c’è sufficiente spazio per garantire reddito ai produttori e consentire acquisti al giusto prezzo per i consumatori. La crisi del comparto ortofrutticolo in Italia interessa 300mila imprese specializzate per una produzione attorno ai 25 milioni di tonnellate che genera un fatturato di oltre 11 miliardi di euro e garantisce occupazione per 50 milioni di giornate di lavoro.

Coldiretti ritiene urgentissimo un autorevole intervento del Ministero per le Politiche agricole, alimentari e forestali nei confronti della Grande Distribuzione Organizzata (Gdo) finalizzato a sottoscrivere l’accordo interprofessionale pesche e nettarine, a regolamentare l’uso del sottocosto e della scontistica e a ridurre i tempi di pagamento sui prodotti deperibili. Inoltre è necessario che il Ministero per le Politiche agricole, alimentari e forestali, con il coinvolgimento delle Regioni, attivi tutti i meccanismi previsti dalla regolamentazione comunitaria per le crisi di mercato. Nella difficile situazione di crisi vanno peraltro agevolati gli interventi sul credito a favore delle aziende agricole.

I RICARICHI DAL CAMPO ALLA TAVOLA – in euro/kg

Prezzo al produttore Prezzo al consumatore Ricarico %

Anguria 0,12 0,6 400 %

Meloni 0,39 1,3 233 %

Pesche nettarine 0,38 1,95 413 %

Pesche gialle 0,35 1,9 443 %

Fonte: Elaborazioni Coldiretti su dati Sms consumatori

Colmi