mercoledì 23 febbraio 2011
PREVENDITA SEMIFINALE JUVE STABIA-PISA
Sono disponibili presso le abituali prevendite (Bar Gialloblè, Edicola Amato Bianca e sede sociale S.S. Juve Stabia) i tagliandi per assistere alla gara Juve Stabia - Pisa in programma mercoledì 23 febbraio alle ore 20,45 allo stadio Romeo Menti di Castellammare di Stabia e valevole come gara di semifinale di andata della Coppa Italia Lega Pro . Questi i prezzi:| TRIBUNA A e B | EURO 15,00 |
| TRIBUNA SCOPERTA | EURO 10,00 |
CURVA | EURO 05,00 |
BIGLIETTO ROSA | EURO 02,00 |
Si comunica che sarà possibile acquistare i tagliandi presso i botteghini dello stadio mercoledì a partire dalle ore 15,00. Si ricorda che saranno effettuati severi controlli ai varchi d'ingresso allo stadio e sarà aquindi obbligatorio esibire, oltre al biglietto o l'abbonamento, un valido documento d'identità. Si ricorda, inoltre, che sarà possibile acquistare i biglietti anche domenica presso il botteghino dello stadio a partire dalle ore 9,00 e che che è severamente vietato assistere alla gara seduti sulle ringhiere a ridosso del terreno di gioco. I trasgressori verranno identificati anche con l’ausilio dell’impianto di videosorveglianza e perseguiti a norma di legge.
Minacce al senatore Idv: “Attento, puoi essere ucciso come Tommasino”
“In questa città la camorra uccide anche i politici, ricordatevelo, onorevole”. La minaccia, nitida, arriva sul cellulare del senatore stabiese dell’Italia dei Valori Aniello Di Nardo il 7 maggio del 2009. Circa tre mesi dopo l’omicidio del consigliere comunale stabiese del Pd Luigi Tommasino, trucidato da un commando camorristico nella sua auto mentre percorreva un tratto di Viale Europa, proprio di fronte alla sede distaccata del Tribunale. Dall’altro capo del telefono c’è il 32enne Giuseppe Boccia, del clan D’Alessandro, detto Peppe ‘Grillo’ oppure ‘o Negrone’, uno dei boss più temuti della zona dell’Acqua della Madonna.
Boccia ‘reclama’ dal parlamentare un posto di lavoro. Suo padre qualche mese prima ha chiesto all’esponente dell’Idv una raccomandazione per un impiego. E Di Nardo, che non sa di avere a che fare col papà di un presunto camorrista, ha risposto che avrebbe tenuto in considerazione la richiesta a avrebbe cercato di aiutarlo “nell’ambito del consentito e del lecito”. Il clan D’Alessandro è quello che, come hanno appurato in seguito le indagini della Polizia e della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, ha ordinato l’omicidio di Tommasino. Ma il senatore dipietrista, componente dell’ufficio di presidenza del Senato, in quel momento non sa bene con chi ha a che fare, sottovaluta la portata dell’intimidazione e si rivolge alle forze dell’ordine lamentando solo generiche molestie, e senza sporgere querela. Qualcuno si attiva, perché a Di Nardo il giorno dopo arrivano le scuse del papà di Boccia.
Il parlamentare percepisce la serietà del pericolo solo nell’agosto successivo, quando apprende dell’arresto del capoclan Vincenzo D’Alessandro e del fatto che in occasione della cattura si trovava in compagnia di Boccia. A quel punto Di Nardo torna dalla Polizia e circostanzia il tutto in una dettagliata denuncia. Descritta integralmente a partire da pagina 1035 della lunga e corposa ordinanza con cui la Dda di Napoli ha fermato con accuse di associazione camorristica Boccia e altre 11 persone del clan D’Alessandro al termine di un’indagine nata con l’omicidio Tommasino. Un’indagine che ha finito per rivelare il contesto criminale in cui il delitto avvenne e il potere criminale del sodalizio, che riciclava in Toscana i proventi delle estorsioni e dello spaccio di droga, attraverso la complicità di pregiudicati del napoletano trasferiti nella regione. Nell’ottobre del 2009 sono stati arrestati i presunti killer di Tommasino: uno di loro è risultato iscritto al Pd, ha partecipato alle primarie cittadine nella stessa lista del consigliere comunale. Ma sono ancora ignoti i mandanti e il movente.
Di professione Di Nardo è dentista e conduce un avviato studio nel centro di Castellammare di Stabia, a poche decine di metri dalla sede del Comune. E’ nel suo studio che ha conosciuto il papà di Boccia. “Questi – spiega il parlamentare ai dirigenti del commissariato di Polizia – mi portò il figlio Giuseppe per delle cure odontoiatriche che si sono protratte per qualche seduta. In quella circostanza, l’uomo mi chiese una raccomandazione per il figlio finalizzata a ottenere un generico posto di lavoro. Dissi che avrei tenuto in considerazione questa sua richiesta, e nell’ambito del consentito e del lecito avrei cercato di aiutarlo. Passato del tempo…. sulla mia utenza cellulare 335 (…) mi giunse una chiamata con la quale l’interlocutore, qualificatosi come Giuseppe Boccia, del quale peraltro riconobbi la voce, ritornò nuovamente sull’argomento del posto di lavoro, questa volta con fare minaccioso, ricordandomi cioè che in questa città la camorra uccideva anche i politici”.
Asciutto il commento del parlamentare: “Denunciando ho fatto solo il mio dovere. Un politico dovrebbe sempre denunciare i reati di cui è a conoscenza, tutti i cittadini dovrebbero fare così”.
Boccia ‘reclama’ dal parlamentare un posto di lavoro. Suo padre qualche mese prima ha chiesto all’esponente dell’Idv una raccomandazione per un impiego. E Di Nardo, che non sa di avere a che fare col papà di un presunto camorrista, ha risposto che avrebbe tenuto in considerazione la richiesta a avrebbe cercato di aiutarlo “nell’ambito del consentito e del lecito”. Il clan D’Alessandro è quello che, come hanno appurato in seguito le indagini della Polizia e della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, ha ordinato l’omicidio di Tommasino. Ma il senatore dipietrista, componente dell’ufficio di presidenza del Senato, in quel momento non sa bene con chi ha a che fare, sottovaluta la portata dell’intimidazione e si rivolge alle forze dell’ordine lamentando solo generiche molestie, e senza sporgere querela. Qualcuno si attiva, perché a Di Nardo il giorno dopo arrivano le scuse del papà di Boccia.
Il parlamentare percepisce la serietà del pericolo solo nell’agosto successivo, quando apprende dell’arresto del capoclan Vincenzo D’Alessandro e del fatto che in occasione della cattura si trovava in compagnia di Boccia. A quel punto Di Nardo torna dalla Polizia e circostanzia il tutto in una dettagliata denuncia. Descritta integralmente a partire da pagina 1035 della lunga e corposa ordinanza con cui la Dda di Napoli ha fermato con accuse di associazione camorristica Boccia e altre 11 persone del clan D’Alessandro al termine di un’indagine nata con l’omicidio Tommasino. Un’indagine che ha finito per rivelare il contesto criminale in cui il delitto avvenne e il potere criminale del sodalizio, che riciclava in Toscana i proventi delle estorsioni e dello spaccio di droga, attraverso la complicità di pregiudicati del napoletano trasferiti nella regione. Nell’ottobre del 2009 sono stati arrestati i presunti killer di Tommasino: uno di loro è risultato iscritto al Pd, ha partecipato alle primarie cittadine nella stessa lista del consigliere comunale. Ma sono ancora ignoti i mandanti e il movente.
Di professione Di Nardo è dentista e conduce un avviato studio nel centro di Castellammare di Stabia, a poche decine di metri dalla sede del Comune. E’ nel suo studio che ha conosciuto il papà di Boccia. “Questi – spiega il parlamentare ai dirigenti del commissariato di Polizia – mi portò il figlio Giuseppe per delle cure odontoiatriche che si sono protratte per qualche seduta. In quella circostanza, l’uomo mi chiese una raccomandazione per il figlio finalizzata a ottenere un generico posto di lavoro. Dissi che avrei tenuto in considerazione questa sua richiesta, e nell’ambito del consentito e del lecito avrei cercato di aiutarlo. Passato del tempo…. sulla mia utenza cellulare 335 (…) mi giunse una chiamata con la quale l’interlocutore, qualificatosi come Giuseppe Boccia, del quale peraltro riconobbi la voce, ritornò nuovamente sull’argomento del posto di lavoro, questa volta con fare minaccioso, ricordandomi cioè che in questa città la camorra uccideva anche i politici”.
Asciutto il commento del parlamentare: “Denunciando ho fatto solo il mio dovere. Un politico dovrebbe sempre denunciare i reati di cui è a conoscenza, tutti i cittadini dovrebbero fare così”.
martedì 22 febbraio 2011
Elezioni consorzio Sarno: "votazioni illegittime"
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| Giovanni de Angelis |
"Vogliamo chiarezza sulle elezioni per il rinnovo del comitato dei delegati del consorzio di bonifica comprensorio Sarno-Irno-ruscelli vesuviani, che si terranno il 27 febbraio prossimo". Lo hanno detto l'assessore comunale ai Tributi, Giovanni de Angelis, e il consigliere comunale Umberto Pane.
"I cittadini di 11 Comuni della provincia di Napoli", hanno sottolineato, "saranno chiamati a partecipare a elezioni su cui gravano fin troppe ombre. È giunta l'ora di fare chiarezza sull'eventuale mala gestione e sulle somme incassate finora ingiustamente dall'Ente a fronte di un servizio mai reso in maniera efficiente ed ottimale".
"I circa 200mila consorziati sono stati correttamente informati sulle possibilità e sulle modalità di partecipazione e sulla composizione delle liste?", si domandano De Angelis e Pane. "E ancora: chi e in che modo risarcirà i danni arrecati ai cittadini dei Comuni interessati che non potranno esercitare il loro diritto/dovere di esprimere il proprio voto?".
"E' palesemente una elezione illegittima, in quanto non si permette di votare a tutti quelli che ne hanno diritto, alcuni dei quali - per assurdo - ignorano l'esistenza dell'ente", concludono entrambi. "Ci sono solo venti candidati per i venti posti di consigliere dell'assemblea: più che un'elezione, non sembra piuttosto un passaggio di proprietà?"
Il consigliere Pane, in rappresentanza dei consorziati di Castellammare di Stabia, parteciperà, domattina, alla conferenza stampa organizzata dalle associazioni "Città attiva" e "Territorio libero", alle ore 11, presso l'aula consiliare del Comune di Sant'Antonio Abate.
Abusivismo, abbattuto il chiosco dell'acqua acidula a Castellammare FOTO/VIDEO
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| FOTO/VIDEO |
Nel corso dell'intervento, è stato abbattuto il fabbricato fuorilegge in muratura e lamiere, adibito a cucina, deposito e ambiente abitativo, che ha così consentito di liberare le fonti che torneranno a disposizione della cittadinanza.
“Procede l'opera dell'Amministrazione di recupero del territorio stabiese alla piena legalità”, ha commentato il sindaco di Castellammare, Luigi Bobbio. “Stiamo rimuovendo uno dopo l'altro dei veri e propri monumenti all'illegalità, tollerati per anni dalle precedenti Amministrazioni le quali, anche se adottavano provvedimenti formali di ripristino dei luoghi, hanno poi lasciato che gli stessi giacessero nei cassetti senza darvi esecuzione. L'opera proseguirà instancabile, da parte nostra, per ridare ordine e legalità alla città, al fine di consentire a coloro che vogliono rispettare la legge e le regole, in generale, di poter lavorare sapendo che ai furbi non è più concesso di continuare a fare quello che vogliono e che chi intende lavorare o svolgere un'attività sarà sempre tutelato da quest'Amministrazione a condizione che si rispetti le leggi. È finito, per tutti, il tempo in cui la motivazione apparente del lavoro veniva usata per consentire, agevolare o tollerare ogni forma di violazione delle leggi, dalla più piccola alla più grande. La legalità dei percorsi è garanzia delle persone perbene”, ha concluso Bobbio.
Fincantieri, Bobbio scrive a Caldoro per riunione su bacino di costruzio
Il sindaco di Castellammare di Stabia, Luigi Bobbio, ha inviato una lettera – indirizzata al presidente della Regione Campania, on. Stefano Caldoro, all'assessore regionale alle Attività produttive, prof. Sergio Vetrella, e per conoscenza al presidente dell'Autorità portuale di Napoli, amm. Luciano Dassatti, all'amministratore delegato di Fincantieri, dott. Giuseppe Bono, e ai rappresentanti delle segreterie regionali sindacali – per chiedere l'urgente convocazione di “un incontro sulla crisi della cantieristica stabiese e sulle prospettive di affidamento e realizzazione dello studio di fattibilità del nuovo bacino di costruzione, opera che rappresenta l'indispensabile e irrinunciabile infrastruttura di completamento del sito per il rilancio del comparto navalmeccanico a Castellammare di Stabia”.
Nella missiva, il sindaco Bobbio sottolinea l'opportunità che al tavolo regionale partecipi lo stesso governatore Caldoro, per “far approdare a traguardi applicativi gli importanti risultati di prospettiva ottenuti nel corso della precedente riunione” e in considerazione che “la crisi industriale e occupazionale del comparto cantieristico stabiese riverbera tutti i suoi drammatici e potenzialmente esplosivi effetti sul tessuto socio-economico comprensoriale, che può essere opportunamente rasserenato soltanto in presenza di un percorso operativo di individuazione di soluzioni opportune e concrete”.
Nella missiva, il sindaco Bobbio sottolinea l'opportunità che al tavolo regionale partecipi lo stesso governatore Caldoro, per “far approdare a traguardi applicativi gli importanti risultati di prospettiva ottenuti nel corso della precedente riunione” e in considerazione che “la crisi industriale e occupazionale del comparto cantieristico stabiese riverbera tutti i suoi drammatici e potenzialmente esplosivi effetti sul tessuto socio-economico comprensoriale, che può essere opportunamente rasserenato soltanto in presenza di un percorso operativo di individuazione di soluzioni opportune e concrete”.
Fincantieri, nel cantiere attraccheranno 14 navi da crociera
Castellammare non può permettersi di perdere una risorsa come il cantiere navale, in vigore delle affermazioni rese dal primo cittadino nel tavolo politico del giorno 16/02, si sono riuniti in più gruppi i lavoratori Fincantieri e i lavoratori dell'indotto convenendo di fare fronte comune e di coordinarsi in modo tale, con le segreterie sindacali, da contrastare o almeno di avere delle delucidazione con il primo cittadino di quanto detto. Cosi stamane come ieri si sono incontrati sulla sede "CRAL", e da li sono convenuti che bisognava recarsi presso il palazzo Farnese dove in quell'edificio risiede l'ente proposto per interloquire in tale materia. Quindi stamattina circa una 60 di operai della Fincantieri e dell'indotto si sono recati presso palazzo Farnese per chiedere al sindaco quanto sopra detto, alle domandi incalzanti di un'operaio dell'indotto e da qualcuna della Fincantieri, l'on. Bobbio ha riconferma di quanto già detto il 16, anzi ha delucidato le intenzioni della politica locale nei confronti di Fincantieri dicendo "il progetto è certo, e lui rappresenta non solo Fincantieri ma anche quella parte di città che vuole il turismo in essa" continuando nel rispondere a qualche operaio dell'indotto "la mia preoccupazione non sono i dipendenti Fincantieri, ma in primis i 54 disoccupati dell'indotto e il restante poi che si trovano tra le casse integrazione, tra l'altro ancora da percepire, e quelli in fase finale di sussidio di disoccupazione".
Da quel momento si sono aperte svariate discussioni, dove tutti hanno concordato che ha maggior ragione di gia detto bisogna far fronte comune,"No al passaggio in Fincantieri di pullman".
Da quel momento si sono aperte svariate discussioni, dove tutti hanno concordato che ha maggior ragione di gia detto bisogna far fronte comune,"No al passaggio in Fincantieri di pullman".
Ancora una volta mi sfogo liberamente da Metalmeccanico
Ancora ieri c'è maggiore ragione di quanto vada predicando da diversi mesi, noi dell'indotto abbiamo la nostra vertenza correlata a Fincantieri ma la nostra realtà è diversa.Ora ci chiedono ancora uno sforzo maggiore sui punti risollevati, ma la verità come si vuole sempre dimostrare è che noi combattiamo per una realtà che non ci compete, noi eravamo ospiti ed ora lo siamo ancora di più, noi dobbiamo tracciare una nostra linea, che essa sia Fincantieri o altro; la cosa importante è capire chi siamo è cosa possiamo pretendere.La pura verità è questo che dobbiamo pretendere e di essa essere consequenziali, come in questi mesi ci ha insegnato l'UGL, vedete questa non è retorica ma anzi e un plauso ad un sindacalista che è stato bravo nel muovere le sue pedine sulla scacchiera Fincantieri, ma purtroppo e dico purtroppo, noi ci facciamo condizionare cosi facilmente che molte volte non si fa nemmeno attenzione di cosa si possa parlare che già c'è qualcuno che cerca di strumentalizzare il tutto è di spostare le attenzioni su di esso.
Ora bisogna iniziare a trarre le somme fare un po due conti, rispondendo anche alle domande che in questi giorni insieme ai tanti mi pongo, ma io lavoratore di un'azienda esterna cosa farò a Settembre, visto che le tre segreterie hanno confermato i Pattugliatori, nell'immediato o se si aprirebbe una trattative futuristica per la costruzione del bacino cosa positiva ma non garantista visto che i Pattugliatori ancora non esce fuori il Documento (il dire è bello, il fare vedere è ben altro),allora?
La verità è se si deve lottare i lavoratori dell'indotto sempre in prima linea e senza garanzie, si perché parliamoci chiaro chi andrà ha lavorare in Fincantieri se si costruiranno i due pattugliatori, solo pochissimi se sarà vero, è poi noi cosa faremo? Loro nel momento ci chiedono pero oggi ci dicono che si devono ancora organizzare, ma alla fine di che vogliamo parlare, ed anche ieri lo abbiamo dimostrato sulla riunione con il Sel noi eravamo li loro dove?
CASSA INTEGRAZIONE ORDINARIA E STRAORDINARIA
In queste ultime settimane ci sono arrivate tante (purtroppo) richieste di informazioni sulla cassa integrazione. Ci è sembrato utile pubblicare una breve spiegazione, chiara e semplice, sulla cassa integrazione e le differenze tra ordinaria e straordinaria. Ovviamente sempre con l’occhio puntato ai diritti dei lavoratori, in questo caso cassintegrati. In bocca al lupo, ragazzi!
La cassa integrazione, nome per esteso “cassa integrazione guadagni”, è una prestazione che integra o sostituisce la retribuzione dei lavoratori sospesi o che lavorano ad orario ridotto presso aziende in momentanea difficoltà produttiva.
È uno strumento che permette alle imprese, in attesa di riprendere la normale attività, di essere sollevate dai costi della manodopera non utilizzata e di evitare i licenziamenti.
La cassa integrazione guadagni può essere ordinaria (CIG ordinaria) ostraordinaria (CIGS). Vediamole nel dettaglio.
LA CASSA INTEGRAZIONE GUADAGNI ORDINARIA
Si parla di cassa integrazione ordinaria quando la crisi dell’azienda dipende da eventi temporanei (mancanza di commesse, eventi meteorologici ecc.) ed è certa la ripresa dell’attività produttiva.
La cassa integrazione non viene concessa se gli eventi si presentano regolarmente nel tempo, come nel caso di aziende soggette a frequenti riduzioni della produzione (ad esempio, le aziende calzaturiere) dovuti a necessità tecniche ricorrenti, a cali fisiologici delle vendite o al tipo di lavorazione. (NON chiedeteci perché allora la continuino a concedere alla Fiat, è un discorso a parte
La cassa integrazione guadagni è finanziata attraverso un contributo fisso, a carico del datore di lavoro.
A chi spetta
L’integrazione salariale spetta ai lavoratori che appartengono a determinate categorie: operai (qualunque qualifica rivestita), intermedi, impiegati, quadri ecc. I lavoratori devono dipendere da aziende che operano nei seguenti settori: industriale, cooperative di produzione e lavoro esercenti attività industriale, boschive
forestali e del tabacco ecc. Le aziende del settore edilizio e lapideo sono soggette a particolari disposizioni data la particolarità del rapporto di lavoro.
Come si ottiene
La procedura per l’attivazione della cassa integrazione guadagni prevede una fase di consultazione (sono escluse da questa fase le aziende dei settori edile e lapideo) con il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative. Successivamente i datori di lavoro devono presentare la domanda
agli uffici locali dell’Inps (su modulo IGI), entro 25 giorni dalla fine del periodo di paga in corso nella settimana in cui è iniziata la sospensione o la riduzione dell’at-
tività lavorativa.
La domanda deve contenere una previsione attendibile di ripresa dell’attività produttiva.
La durata
La CIG ordinaria è pagata per un periodo massimo di 3 mesi continuativi per ogni unità produttiva. Il periodo può essere prorogato, in casi eccezionali, fino ad un massimo di 12 mesi. Nel caso in cui un’azienda ne usufruisca per periodi non consecutivi, il periodo massimo di godimento è di 52 settimane in un biennio. I limiti di tempo non si applicano in caso di evento “oggettivamente non evitabile” (tranne che nel settore edile).
LA CASSA INTEGRAZIONE GUADAGNI STRAORDINARIA
La cassa integrazione è straordinaria quando l’azienda deve fronteggiare processi di ristrutturazione (cambiamento di tecnologie), riorganizzazione(cambiamento dell’organizzazione aziendale), riconversione (cambiamento dell’attività) o in caso di crisi aziendale.
L’intervento straordinario, inoltre, può essere richiesto anche a seguito di fallimento, concordato preventivo, liquidazione coatta amministrativa e amministrazione straordinaria. Viene concessa per un periodo più lungo, rispetto a quella ordinaria, in virtù della gravità degli eventi che la giustificano.
Per finanziare l’intervento straordinario è previsto, oltre al contributo del datore di lavoro, anche l’intervento dello Stato.
I requisiti
I presupposti per la concessione dell’integrazione straordinaria per il lavoratore sono:
• l’esistenza di un rapporto di lavoro dipendente, con un’anzianità di servizio di almeno 90 giorni;
• la sospensione dal lavoro o la riduzione dell’orario per le cause individuate dalla legge (vedi sopra);
• la perdita o la riduzione della retribuzione;
• la previsione di ripresa dell’attività lavorativa.
Non si può chiedere l’intervento straordinario per i lavoratori per i quali è stato richiesto, per lo stesso periodo, l’intervento ordinario.
La domanda
Anche in questo caso la procedura prevede una fase di consultazione sindacale e successivamente la presentazione della domanda. La domanda, compilata su apposito modulo, deve essere sottoscritta dal legale rappresentante dell’azienda e presentata al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali entro 25 giorni dalla fine del periodo di paga in corso nella settimana in cui è iniziata la sospensione o la riduzione dell’orario di lavoro.
Ad eccezione delle richieste per procedure concorsuali (fallimento, concordato preventivo ecc.), la richiesta deve prevedere, qualunque sia la causa, il programma che l’impresa intende attuare per riprendere la piena funzionalità.
Il provvedimento di concessione della prestazione è adottato con decreto del Ministero del Lavoro.
La durata
Può essere concessa per un periodo massimo di 12 o 24 mesi a seconda della causa che ha determinato l’intervento, salvo eventuali proroghe. La durata dell’integrazione straordinaria non può eccedere i 36 mesi nell’arco di un quinquennio, compresi i periodi di CIG ordinaria per situazioni temporanee di mercato.
Aspetti comuni alle integrazioni ordinaria e straordinaria Il pagamento dell’integrazione salariale è effettuato, ai dipendenti aventi diritto, dal datore di lavoro alla fine di ogni mese, salvo rimborso mediante conguaglio con i contributi dovuti all’Inps.
Se l’impresa fallisce o è nell’impossibilità di pagare per ragioni di ordine finanziario, il pagamento è effettuato direttamente dall’Inps.
La misuraL’importo dell’integrazione salariale è pari all’80% della retribuzione complessiva che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di lavoro non prestate fino ad un massimo di 40 ore settimanali.
L’importo da corrispondere è soggetto ad un limite mensile rivalutato annualmente in base alle variazioni dell’indice dei prezzi al consumo accertate dall’Istat.
• Euro 858,58 mensili per i lavoratori la cui retribuzione, comprensiva dei ratei della 13a mensilità e delle altre eventuali mensilità aggiuntive (14a, premio di produzione ecc.) è pari o inferiore a e1.857,48 lordi mensili;
• Euro 1031,93 mensili per i lavoratori che hanno una retribuzione superiore a Euro 1.857,48 lordi mensili.
Nel settore edile e lapideo, quando la GIG è determinata da eventi meteorologici, i limiti sono incrementati del 20%:
• Euro 1030,30 mensili per i lavoratori la cui retribuzione, comprensiva dei ratei della 13a mensilità e delle altre eventuali mensilità aggiuntive (14a, premio di produzione ecc.) è pari o inferiore a e1.857,48 lordi mensili;
• Euro 1.238,32 mensili per i lavoratori che hanno una retribuzione superiore ae1.857,48 lordi mensili.
Agli importi indicati deve essere applicata una detrazione pari al 5,84%.
Al lavoratore che percepisce l’integrazione salariale è dovuto l’assegno per il nucleo familiare.
L’integrazione del salario ai lavoratori agricoli
È una prestazione regolata da particolari disposizioni che viene concessa ai lavoratori dipendenti (operai, impiegati e quadri) di aziende agricole con contratto a tempo indeterminato, sospesi dal lavoro per intemperie stagionali o per altre cause non dipendenti dal datore di lavoro o dal lavoratore. L’integrazione spetta anche ai soci delle cooperative di produzione e lavoro che svolgono attività retribuita per conto delle cooperative stesse.
Per averne diritto i lavoratori devono aver svolto, in un anno, oltre 180 giornate di lavoro presso la stessa azienda.
Le integrazioni salariali spettano in caso di avversità atmosferiche e per altre cause non imputabili al datore di lavoro e ai lavoratori, quali ad esempio fenomeni infettivi, attacchi parassitari rilevanti ecc.
La domanda deve essere presentata dal datore di lavoro alla Direzione Provinciale del lavoro, che provvede ad inoltrarla all’Inps, entro 15 giorni dall’inizio della sospensione dell’attività lavorativa.
L’integrazione salariale è pari all’80% della retribuzione media giornaliera pagata (e considerata ai fini dei versamenti contributivi) nel mese precedente a quello in cui si è verificata la sospensione dell’attività lavorativa. Il pagamento è effettuato, a ciascun lavoratore, direttamente dall’Inps.
La durata massima dell’integrazione salariale è di 90 giorni all’anno.
Per maggiori informazioni:
w w w.inps.it
Numero gratuito INPS 803.164
LICENZIAMENTO E INDENNITA’ DI MOBILITA’ ORDINARIA
Torniamo sul tema, purtroppo molto attuale, dell’indennità di disoccupazione, di cui avevamo già parlato approfonditamente, chiarendo gli aspetti della mobilità.
La mobilità ordinaria è un intervento a sostegno dei lavoratori licenziati da aziende in difficoltà. Generalmente, ma non necessariamente, segue un periodo di cassa integrazione. Questo intervento garantisce al lavoratore un reddito sostitutivo della retribuzione. In passato veniva spesso utilizzata su licenziamenti in prossimità della pensione, in modo da portare il lavoratore fino alla pensione senza perdita dello stipendio nonostante fosse stato licenziato. Oggi la situazione è purtroppo diversa, sia per l’innalzamento dell’età pensionabile, sia per la crisi che ha colpito l’Italia.
La durata dell’assegno di mobilità è determinato in base all’età dei lavoratori all’atto del licenziamento e può variare al sud il numero di mesi, dove è maggiore la carenza di lavoro.
L’indennità spetta ai lavoratori licenziati dopo la richiesta dell’azienda di un’intervento di procedura straordinaria a sostegno del salario (generalmente si tratta della richiesta di cassa integrazione e della fine di questa). Non può durare più di 12 mesi; per i lavoratori che hanno da 40 a 50 anni sono 24 mesi, e 36 mesi per coloro che hanno più di 50 anni. Ma nell'area del mezzogiorno viene aggiunta una maggiorazione di 12 mesi per tutte e tre le fascie.Ovviamente viene sospesa al raggiungimento della pensione, anche prima di questi termini.
L’indennità spetta ai lavoratori licenziati dopo la richiesta dell’azienda di un’intervento di procedura straordinaria a sostegno del salario (generalmente si tratta della richiesta di cassa integrazione e della fine di questa). Non può durare più di 12 mesi; per i lavoratori che hanno da 40 a 50 anni sono 24 mesi, e 36 mesi per coloro che hanno più di 50 anni. Ma nell'area del mezzogiorno viene aggiunta una maggiorazione di 12 mesi per tutte e tre le fascie.Ovviamente viene sospesa al raggiungimento della pensione, anche prima di questi termini.
L’unico limite è che l’indennità di mobilità non può comunque essere corrisposta per un periodo superiore all’anzianità maturata dal lavoratore alle dipendenze dell’impresa che abbia attivato la procedura di mobilità.
Vediamo nei dettagli a chi spetta e come si richiede:
A CHI SPETTA
Operai, impiegati e quadri, assunti con contratto di lavoro a tempo indeterminato, licenziati e collocati in mobilità a conclusione della relativa procedura da aziende in difficoltà rientranti nel campo di applicazione della disciplina dell’intervento straordinario di integrazione salariale.
I beneficiari devono far valere un’anzianità aziendale di almeno dodici mesi, di cui almeno sei di lavoro effettivamente prestato.
LA DOMANDA
Il lavoratore deve presentare la domanda (su modulo DS21) presso i Centri per l’Impiego o le sedi Inps (preferibilmente quella competente per territorio), a pena di decadenza, entro il 68° giorno dalla data del licenziamento ed iscriversi nelle liste di mobilità. I moduli sono disponibili presso le sedi Inps e sul sito www.inps.it, nella sezione “moduli”.
QUANTO SPETTA
L’importo dell’indennità di mobilità ordinaria è determinato con riferimento al trattamento straordinario di integrazione salariale percepito dal lavoratore, ovvero che sarebbe spettato allo stesso, nel periodo di paga settimanale immediatamente precedente la risoluzione del rapporto di lavoro. L’indennità, per i primi dodici mesi, è pari al 100% del trattamento straordinario di integrazione salariale, trattamento che non può superare i massimali stabiliti anno per anno, e all’ottanta per cento dal tredicesimo mese in poi.
Per i licenziati nel corso del 2009 i limiti sono i seguenti:
Il lavoratore deve presentare la domanda (su modulo DS21) presso i Centri per l’Impiego o le sedi Inps (preferibilmente quella competente per territorio), a pena di decadenza, entro il 68° giorno dalla data del licenziamento ed iscriversi nelle liste di mobilità. I moduli sono disponibili presso le sedi Inps e sul sito www.inps.it, nella sezione “moduli”.
QUANTO SPETTA
L’importo dell’indennità di mobilità ordinaria è determinato con riferimento al trattamento straordinario di integrazione salariale percepito dal lavoratore, ovvero che sarebbe spettato allo stesso, nel periodo di paga settimanale immediatamente precedente la risoluzione del rapporto di lavoro. L’indennità, per i primi dodici mesi, è pari al 100% del trattamento straordinario di integrazione salariale, trattamento che non può superare i massimali stabiliti anno per anno, e all’ottanta per cento dal tredicesimo mese in poi.
Per i licenziati nel corso del 2009 i limiti sono i seguenti:
- € 886,31 mensili per i lavoratori la cui retribuzione, comprensiva dei ratei della 13ª mensilità e delle altre eventuali mensilità aggiuntive (14ª, premio di produzione ecc.) è pari o inferiore a € 1.917,48 lordi mensili;
- € 1.065,26 mensili per i lavoratori che hanno una retribuzione superiore a € 1.917,48 lordi mensili.
Agli importi indicati deve essere poi detratta una percentuale pari al 5,84%. I periodi di indennità di mobilità sono utili per il diritto e per la misura della pensione sia di vecchiaia che di anzianità.
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